Meteo
 


Fatti&Storie

Il Governo si dimette Ancora scontri e violenza

LIBANO

Il premier libanese, Hassan Diab, ha annunciato, in diretta televisiva, le dimissioni in blocco del suo governo, sotto la crescente pressione della piazza che incolpa la classe dirigente dell'immane disastro al porto di Beirut, dove martedì due esplosioni hanno ucciso 164 persone e ferite oltre 6 mila.     "Oggi facciamo un passo indietro per dare ascolto al popolo e alle sue richieste di identificare i responsabili di questa tragedia", ha dichiarato il primo ministro, difendendo l'operato del suo governo e puntando il dito contro la classe politica tradizionale in cui,a  suo dire, sono presenti "soggetti contrari al cambiamento". "Hanno cercato di incolpare il governo del collasso economico e del debito", è stato il suo affondo, "abbiamo combattuto con onore, ma eravamo soli contro di loro. Hanno usato tutte le armi in loro possesso, come la falsificazione della verità".      Salito al potere sull'onda delle proteste di ottobre e rimasto in carica meno di otto mesi, Diab ha fatto un duro j'accuse contro "il sistema di corruzione che si è diffuso all'interno dello Stato", provando a prenderne le distanze. "Mi sono reso conto che questo sistema di corruttela è più grande dello Stato che, non è riuscito a combatterlo", ha continuato, "e l'esplosione a Beirut è il risultato di questa corruzione endemica". 

Rapporto sull'esplosione
La commissione d’inchiesta creata dopo la devastante esplosione di martedì scorso a Beirut avrebbe concluso  il suo primo rapporto e lo avrebbe consegnato al governo libanese. Il  giornale al-Joumhouria scrive della consegna del rapporto della  commissione al segretario generale del consiglio dei ministri, mentre  si attende la riunione del governo. Il documento, secondo il  quotidiano, verrà esaminato durante una riunione al palazzo  presidenziale.   Due giorni dopo l’esplosione che ha spazzato via una parte di Beirut,  ai microfoni di Europe 1 il neo ministro degli Esteri, Charbel Wehbé,  confermava che alla commissione erano stati concessi «quattro giorni  al massimo per consegnare un rapporto dettagliato sulle  responsabilità».

Scontri e violenze
Intanto ieri violenze e scontri a Beirut durante una manifestazione che ha assunto dimensioni oceaniche, per protestare contro la gestione da parte del governo della tremenda esplosione di martedì nel deposito di nitrato di ammonio al porto della capitale libanese. La manifestazione si è spinta fino vicino al Parlamento. Si sono registrati scontri con le forze dell'ordine che hanno utilizzato i gas lacrimogeni. I dimostranti si sono poi sostati nella sede del ministero degli Esteri e vi hanno fatto irruzione. Bruciati ritratti del presidente Michel Aoun che erano esposti negli uffici. L'esercito è stato schierato a fianco della polizia per contenere i manifestanti. Nei tafferugli si contano 109 feriti, secondo la Croce Rossa. La rabbia a Beirut è anche contro il movimento sciita Hezbollah, non solo contro il governo. I manifestanti, scesi in piazza in migliaia, hanno intonato slogan contro il gruppo filo-iraniano, accusato di contribuire al fallimento del Paese. È stato intanto aggiornato il bilancio dell'esplosione. Il ministero libanese della Salute ha reso noto che i morti accertati sono 158, i feriti 6.000 e i dispersi 21. 

 

Articoli Correlati
Fatti&Storie