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Campioni d'Italia nell'annus horribilis

Scudetto Juventus

CALCIO Il nono scudetto di fila della Juventus, 38° o 36° (dipende dai punti di vista) della sua storia ultracentenaria, è stato meno scontato di quelli che lo hanno preceduto. Perché prima l’Inter e poi la Lazio si sono avvicinate pericolosamente ai campioni d’Italia come mai avevano fatto nelle precedenti stagioni, mettendo in discussione non tanto la forza della squadra ma, per lo meno, la sua imbattibilità in senso assoluto. E’ fuor di dubbio che le distanze tra i bianconeri e gli altri si siano assottigliate, però è altrettanto indiscutibile come nei momenti chiave la Juventus abbia avuto la capacità di essere ancora superiore, tecnicamente e mentalmente. Nove scudetti consecutivi non possono essere frutto del caso, sono figli di programmazione e determinazione, di investimenti e fiuto. Ma la Juventus che stasera ha riconquistato il tricolore è probabilmente molto diversa da come se l’erano immaginata Andrea Agnelli, Fabio Paratici e Pavel Nedved l’estate scorsa in capo a una rivoluzione quasi inspiegabile. Diversa eppure sempre vincente.

 E’ stato un campionato anomalo per ben noti motivi e nessuno può dire come sarebbe andata a finire se non ci fosse stato il lockdown. E’ per questo, verosimilmente, che a Maurizio Sarri - al netto dell’esito della Champions League - è stata concessa l’opportunità di riprovarci. Sarri era stato chiamato al posto di Massimiliano Allegri per fare in maniera che la Juventus non solo continuasse a vincere ma ci riuscisse attraverso un gioco più spettacolare, più divertente, meno 'italianò. Non è andata proprio così, perché di 'sarrismò si è visto poco o nulla, il numero delle sconfitte è aumentato come quello dei gol subiti, e, alla fine, la differenza l’hanno fatta ancora una volta i fuoriclasse, Cristiano Ronaldo e Dybala su tutti, poi Bentancur e Pjanic. Spesso sono state le giocate dei singoli, le reti di CR7 e de La Joya, a togliere d’impiccio la squadra che era e resta una spanna sopra le concorrenti per qualità e quantità di alternative. Va detto, comunque, che Chiellini non c'è mai stato, che Khedira si è rotto quasi subito, che Douglas Costa è stato vittima della consueta fragilità muscolare, che i nuovi - a parte De Ligt - hanno inciso quanto un piumino da cipria. Di Danilo, Rabiot, Ramsey spesso non si è trovata traccia. Riflessioni da trasferire in sede di campagna acquisti, là dove Kulusevski e Arthur sono già in cassaforte e il resto lo vedremo.

Va da sé che a Sarri è stata consegnata una formazione eccellente però poco incline al suo concetto di calcio. Di qui diventa facile immaginare molti cambiamenti strutturali tra agosto e settembre. L’ex allenatore del Napoli e del Chelsea non ha ancora fatto breccia nell’immaginario popolare: la sensazione è che stia molto più indietro di Allegri quando gli venne chiesto di raccogliere all’improvviso l’eredità di Antonio Conte. In una delle ultime conferenze stampa ha paventato l’ipotesi di "stare sui coglioni" a qualcuno: non sarebbe il primo e non sarà l’ultimo, però al tifoso medio interessano i risultati, interessa vincere. Simpatici lo si diventa così e non solo alla Juventus. Sarri non è in possesso del 'phisique du rolè bianconero, ecco perché ha fatto e farà più fatica, ma sarebbe stato un clamoroso autogol interrompere anzitempo il rapporto di lavoro. Sarebbe rimasto il rimpianto, invece adesso c'è il nono scudetto come base sulla quale costruire per il futuro.

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