Meteo
 


Spettacoli

«Ho lottato per trent’anni e oggi il rap è ovunque»

Militant A Assalti Frontali

MUSICA «Batti il tuo tempo l’ho scritta pensando a una specie di manifesto. Porta con sé lo spirito di resistenza in cui eravamo cresciuti. Le Tv allora dicevano: “È il tempo del liberismo, dell’individualismo, della borsa di Milano e di New York...” e noi rispondevamo: “È il nostro tempo, batti il tuo tempo, ripigliamoci la vita”. Capimmo che era una rivoluzione cantandola in pubblico: rap in italiano!».

Militant A racconta così l’origine di “Batti il tuo tempo”, brano del 1990 di Onda Rossa Posse, gruppo dal quale mesi dopo nacquero Assalti Frontali, i pionieri del rap nel nostro paese.

Come venne accolto il brano?
«Con grandissimo entusiasmo. In tutte le città si formarono posse e gruppi e si capì quanto potesse essere forte il coinvolgimento del rap in italiano».

In che clima sociale nacque?
«In un periodo in cui volevamo trovare nuovi linguaggi e spazi per muoverci, erano stati occupati i primi centri sociali. Volevamo diventare rapper anche noi come i pionieri dei ghetti afroamericani».

Cosa ha significato per lei fare rap?
«È stata la mia occasione per esprimermi. Ho lottato per trent’anni per restare in piedi, credo di esserci riuscito. Ora il rap è ovunque, ci sono un milione di ragazzi che vogliono fare rime ed è bello. Certo la parola si è un pò persa. Per noi invece i contenuti erano imprescindibili».

Lo sono ancora, ascoltando “Città fantasma”, il brano che avete scritto sull’emergenza...
«È il racconto in diretta di questi mesi. Il lockdown è stata una batosta, ma ci sono stati anche stimoli nuovi. Un giorno la capa della sala di terapia intensiva del policlinico Tor Vergata reparto Covid mi ha chiesto di scrivere insieme un rap e così è nato Il rap dell’infermiere. È stato il mio modo di rendermi utile».

 

 

STEFANO MILIONI

Spettacoli