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Studente genio? "Conta la passione"

Scienza

ROMA. “Wie ein Naturlaut”. Come un suono di natura. Quando l’Università di Pisa mi ha girato il numero di Giulio Deangeli, salvandolo nella rubrica di Watsapp, mi è comparsa l’immagine del profilo con questa scritta in tedesco. Il ritratto del compositore Gustav Mahler e la citazione sulla Prima Sinfonia… Ho capito subito che intervistandolo mi si sarebbe aperto un mondo. Giulio Deangeli, 25 anni di Este, tra una settimana si laureerà in Medicina, subito dopo in Ingegneria, Biotecnologie, triennale e magistrale. Gli esami li ha fatti praticamente già tutti, “rimangono le briciole”, ci racconta (nessun voto sotto il 30, la metà con lode). Giulio è un genio. Ha sempre la valigia pronta, perché  le università più prestigiose al mondo  se lo contendono da tempo, da quando a 18 anni ha portato il tricolore italiano sul podio mondiale delle Olimpiadi delle neuroscienze.
Giulio,  ti sono state appena  assegnate 5 borse di studio contemporaneamente, hai infranto ogni record…
«Sono onorato, mi serviranno a sostenere il dottorato a Cambridge, a viaggiare e a pagare il materiale di ricerca».
Di cosa ti occuperai?
Il Phd è in “Clinical neurosciences”, sostanzialmente sulle malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer».
Con quali obiettivi?
«Mi piacerebbe fare uno studio comparativo. Interessante come pur trattandosi di malattie diverse, a livello fisiopatologico le somiglianze siano molto marcate. Come alcune fossero quasi la stessa malattia ma provenienti da regioni diverse dal cervello. Dal confronto quindi si può capire cosa protegge alcune strutture e cercare di imitare questi fattori a livello terapeutico.
I tuoi maestri?
Sono onoratissimo di essere seguito dalla professoressa Mariagrazia Stillantini, migliore allieva di Rita Levi Montalcini, e da Michel Goedert, che nel 2018 ha vinto il Nobel delle neuroscienze proprio sull’Alzheimer. Due giganti, che mi hanno promesso molta libertà nella mia ricerca…».
Quante ore al giorno studi?
«Il mio problema è il concetto di giorno! Io non sono circadiano. A me piace fare ritmi un po’ più lunghi delle 24 ore, mi viene naturale andare a letto più tardi del giorno prima».  
Come e quando hai deciso di prendere anche le altre lauree?
«Ero al terzo anno di Medicina, facoltà alla quale mi ero iscritto esclusivamente per poter fare ricerca. Nel caso di Ingegneria, molte delle tecniche che utilizziamo in Medicina sono quantitative, dobbiamo gestire una valanga di numeri e per farlo in maniera sensata è fondamentale avere delle competenze solide. Era il 2016 e stavo rientrando da Cambridge a Pisa quando mi sono reso conto che per fare ricerca sulle malattie neurodegenerative non bastava lo studio della medicina. Servono competenze sia quantitative che sulle tecniche di laboratorio…». 
Sono passati 4 anni e hai già messo insieme 12 anni di esami universitari!
«Sono estremamente soddisfatto del percorso che ho fatto. 
Tempo libero?
Mantenere degli interessi è fondamentale! Intanto le conferenze sono una cosa già molto diversa dallo studio…
Altro?
Faccio volontariato per esempio. Tengo dei corsi di orientamento per i ragazzi del liceo ad Este. Metto a disposizione la mia esperienza per aiutarli a fare la scelta giusta in vista dell’università… Passando agli interessi veri, invece, io sono appassionatissimo di aerei, fin da bambino». 
Al liceo: classico o scientifico?
«Scientifico».
Pensavo il classico…
«Con il greco ho recuperato per conto mio   
Qualche fobia?
I ragni. O meglio, una volta lo erano. Poi  mi sono dedicato all’aracnologia. La paura è passata così, studiandoli». 
Dopo il dottorato tornerai in Italia?
«Il lavoro di ricercatore è intrinsecamente internazionale, ma la tragedia è che la gente ci rimane all’estero. Rimanere italiani è importantissimo. Un ringraziamento speciale va proprio alle due istituzioni italiane che mi hanno seguito, l’Università di Pisa e la Scuola Superiore Sant’Anna». 
 Un messaggio ai giovani studenti?
«Non vi appassionerete mai a qualche cosa che non conoscete. Andate nei laboratori, sperimentate, buttatevi!».

Serena Bournens

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