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Iniezione letale al suprematista bianco

Usa

 Dopo quasi 20 anni, gli Stati Uniti tornano a uccidere i condannati a morte nelle carceri federali. Poche ore dopo il via libera definitivo della Corte suprema, decisivo dopo vari ricorsi e staffette giudiziarie, il 47enne Daniel Lewis Lee è stato ucciso con iniezione letale nella prigione di Terre Haute, in Indiana. A tentare di fermare l’esecuzione erano stati non solo i suoi legali e le organizzazioni contro la pena di morte, ma anche i familiari delle vittime, in un periodo dove alle critiche alla pena capitale, di cui gran parte del mondo chiede l’abolizione, si aggiungono quelle sull'inutilità di ripristinarla in piena pandemia di Covid-19, quando il focus dei governi dovrebbe essere salvare vite umane. "Una punizione crudele, inumana e degradante" che va "abolita a livello mondiale", aveva ribadito la diplomazia dell’Unione europea dopo l’annuncio della reintroduzione da parte della Giustizia Usa.

Lee, originario dell’Oklahoma, era stato condannato a morte per aver ucciso una famiglia di origine ebraica , i Mueller - il venditore di armi da collezione William Frederick, sua moglie Nancy e la figlioletta Sarah Elizabeth di 8 anni -  avvenuto nel 1996 nella cittadina di Russelville, in Arkansas. E di averne poi gettato i corpi in un lago, facendoli affondare legandoli a grosse pietre. Nell’ambito di un complotto per istituire una nazione di sole persone bianche. Fino all’ultimo, l’uomo si è dichiarato innocente: «Non l’ho fatto. Ho commesso molti errori nella vita, ma non sono un assassino». Le sue ultime parole: «State uccidendo un innocente».

Nessun detenuto di un braccio della morte federale veniva messo a morte dal 2003. I gruppi per i diritti civili si sono opposti, così come i familiari delle vittime di Lee. Per farlo, hanno citato anche la crisi sanitaria legata alla pandemia che ha ucciso oltre 135mila persone negli Usa e sta infuriando nelle prigioni di tutto il Paese. Per molti critici, l’amministrazione Trump tenta di produrre una non necessaria urgenza per trarne vantaggio politico, aggiungendo un fronte di scontro in vista delle presidenziali 2020.

 Cinque giudici della Corte suprema (a maggioranza conservatrice dopo le due nomine di Trup) si sono espressi a favore del via libera alle esecuzioni a livello federale, quattro contro. P
Tuttavia, i parenti delle vittime di Lee erano fortemente contrari: «Vogliamo esserci e dire 'non nel nostro nome», ha detto Monica Veillette. Avevano anche sottolineato che l’altro imputato Chevie Kehoe, ritenuto reclutatore di Lee nella sua organizzazione suprematista bianca e complice negli omicidi, è stato condannato all’ergastolo.

 Dopo che alle 8.07 locali sono state chiuse le tende della stanza in cui Lee è stato ucciso, altre due esecuzioni federali sono in programma in settimana (una in sospeso per un ricorso). La pena capitale federale è stata usata di rado negli Usa dal ripristino nel 1988, e l’ultima persona uccisa è stata nel 2003 Louis Jones, per il sequestro, stupro e omicidio di una soldatessa nel 1995. Nel 2014, dopo che in Oklahoma un’esecuzione statale la morte è arrivata dopo oltre 40 minuti, l’allora presidente Barack Obama aveva ordinato di rivedere i protocolli, in particolare sulle iniezioni letali. Ma nel 2019 il ministro della Giustizia ha annunciato la conclusione dell’indagine e la ripresa delle uccisioni con una nuova procedura per le iniezioni. Nel frattempo, dal 2003 è calato il numero delle esecuzioni a livello statale, secondo il Death Penalty Information Center: 59 persone uccise nel 2004, 22 nel 2019. Durante la pandemia le esecuzioni sono state due, in Texas e Missouri.

 

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