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Revoca Autostrade è il giorno del giudizio

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ROMA È il giorno del Consiglio dei ministri che deve mettere la parola fine sulla questione Autostrade. «Bisogna adottare una decisione - ha detto il premier Conte - la vicenda si trascina da troppo tempo e non giova a nessuna delle parti. Se c’è stato un problema di cattiva manutenzione, se ci sono stati problemi di inadempimenti, la responsabilità va sul management soggetto ad azione di responsabilità, non sulla cittadinanza che deve subire il ricatto di eventuali conseguenze». Già sui giornali Conte aveva definito «ampiamente insoddisfacente» l’offerta di Aspi, parlato della revoca della concessione come «un passaggio assolutamente imprescindibile» perchè «lo Stato non può essere socio di chi prende in giro le famiglie delle vittime», in riferimento al crollo del Ponte Morandi di Genova del 14 agosto 2018.

Contraccolpi pesanti

Parole alle quali è seguita la caduta libera del titolo Atlantia a Piazza Affari (giù del 15,19%). Aspi, da parte sua, ha auspicato «che le decisioni che verranno assunte siano basate solo ed esclusivamente su aspetti di tipo giuridico, tecnico, sociale ed economico e tengano conto del patrimonio industriale unico rappresentato dalla società e degli interessi dei suoi 7.000 lavoratori, dei 17.000 piccoli risparmiatori, che detengono una quota del debito, e delle migliaia di creditori commerciali e fornitori, che rappresentano una quota assolutamente rilevante del comparto produttivo del Paese».

Salvini chiama in causa la Consob

E mentre il leader leghista Matteo Salvini annuncia di voler segnalare le parole di Conte alla Consob «perchè se un governo chiacchiera i risparmiatori poi ne pagano le conseguenze», alcuni analisi finanziari hanno stimato un possibile default da oltre 19 miliardi di euro in caso di revoca della concessione ad Aspi. L’effetto per Autostrade per l’Italia sarebbe quello di un immediato fallimento della società. Mancherebbero, infatti, le risorse per il ripagamento di quasi 10 miliardi di debito complessivo. A catena l’impatto si ripercuoterebbe sul ripagamento di 9 miliardi di euro di debito di Atlantia. L’ammontare di debito complessivo in default (oltre 19 miliardi) avrebbe serie conseguenze sui mercati obbligazionari e bancari europei.

Merkel ottimista

Fronte caldo per il governo anche sui fondi europei per uscire dalla crisi della pandemia. Italia e Germania «sono d’accordo nella struttura di fondo» del Recovery fund. Lo ha detto ieri Angela Merkel dopo aver incontrato Giuseppe Conte. L’Italia, ha aggiunto la cancelliera, «ha dimostrato straordinaria disciplina» nell’affrontare la pandemia da coronavirus. «Nessuno ha colpa per come questa pandemia si è abbattuta su di noi - ha proseguito Angela Merkel - l’Italia ha dovuto affrontare molti sacrifici. Anche per questo dobbiamo superarne le conseguenze in modo solidale». La cancelliera ha però ricordato che «le distanze sono ancora lontane, non so ancora dire se un accordo ci sarà già questo venerdì».

«Niente condizioni»

«Se lasciassimo la crisi correre, avremmo la completa distruzione del mercato unico - ha sottolineato il premier italiano - penso che non sia nell’interesse di nessuno, neppure di Paesi che non dovessero beneficiare del programma Next Generation Eu, introdurre condizionalità al punto da rendere di scarso impatto pratico e a compromettere l’effettività del sostegno che può derivare da questo programma: sarebbe una follia».

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