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Guaio camici per Fontana

Milano

Giustizia Non sarebbe stata una donazione di camici quella effettuata da Dama, Spa di proprietà per il 90% del cognato e per il 10% della moglie del governatore Attilio Fontana, bensì una vera e propria fornitura data senza gara da 513 mila euro. Anzi, la donazione sarebbe servita a coprire un  affidamento che non si sarebbe potuto fare per un chiaro conflitto di interessi. 

È l’ipotesi sulla quale sta indagando la procura di Milano, che ipotizza il reato di turbata libertà nella scelta del contraente. Indagati, a oggi, Andrea Dini (cognato di Fontana e Ad di Dama) e il dg dell’Agenzia regionale per gli acquisti (Aria), Filippo Bongiovanni. Ieri è stata un’altra giornata di interrogatori:   è stata sentita per 7 ore Carmen Schweigl, responsabile della struttura gare di Aria. Dai primi elementi acquisiti, ma anche da dichiarazioni raccolte, sarebbe emerso che l’offerta di Dama ad Aria e il successivo ordine non era una donazione, ma un contratto di fornitura. Il sospetto degli inquirenti è che la trasformazione della fornitura in donazione sarebbe stata simulata e sarebbe avvenuta solo perché la trasmissione “Report” aveva iniziato ad interessarsi alla vicenda. 

S’indaga anche sul fatto che i camici effettivamente forniti sono stati meno di quelli ordinati (45 mila contro i 75 mila previsti) e che lo storno delle fatture riguardava una cifra inferiore rispetto a quella pattuita. Dama, il 20 maggio, quando  trasformò la fornitura in donazione, “regalò” solo i camici effettivamente consegnati a quella data, e  smise di consegnare quanto avrebbe dovuto ancora dare. A inguaiare Dini sarebbe il documento dell’offerta della fornitura che riporta la sua firma, mentre il cognato di Fontana ha sempre sostenuto di non sapere che i suoi collaboratori avessero fatto pagare il Pirellone. Dini ha sempre parlato di “errore”.  Altro punto chiave è che Dama, per avere affidamenti da Regione, avrebbe dovuto sottoscrivere, per i pm, il previsto “Patto di integrità”, dichiarando il conflitto di interesse per la presenza in società parenti di Fontana. Documento che però non sarebbe stato firmato. Andrea Sparaciari

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