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Una strage di elefanti ma la causa non si trova

Botswana

Mistero in Botswana. Centinaia di elefanti sono stati trovati morti nelle ultime settimane e gli scienziati non sono ancora riusciti a capire le ragioni della strage. I primi misteriosi decessi risalgono a marzo ma e' da maggio che hanno iniziato ad accelerare. Sono ormai quasi 400 i cadaveri di elefanti la cui causa di morte non e' stata ancora stabilita. Un numero che per ora non mette a repentaglio una popolazione di 130 mila capi ma ha gia' spinto i conservazionisti a criticare il governo del Botswana per il ritardo con cui sta gestendo le ricerche per scoprire le ragioni della moria. Mark Riley, direttore delle operazioni di soccorso dell'Ong britannica National Park Rescue, ha lamentato che le autorita' hanno prelevato i primi campioni dalle carcasse due mesi fa e non hanno ancora comunicato i risultati delle analisi. "In Botswana si sta sviluppando un'enorme crisi per la popolazione di elefanti", ha dichiarato Riley al 'New York Times', "e' fondamentale che ora un team indipendente visiti l'area, prelevi campioni da piu' carcasse, dalla terra e dai corsi d'acqua e identifichi la causa di queste morti".

Bracconieri. Per ora si può solo andare per esclusione. E' certo che i pachidermi trovati morti non siano stati avvelenati dai bracconieri, dal momento che le zanne non sono mai risultate rimosse. Vicky Boult, biologa dell'università di Reading, ha sottolineato come la maggior parte dei corpi sia stata trovata nei pressi di specchi d'acqua nell'area del Delta di Okavango, una vasta regione paludosa molto ricca dal punto di vista della biodiversità. E' difficile pensare pero' a una sostanza inquinante presente nel fiume, dal momento che nessun'altra delle numerose specie animali che si abbeverano in quella zona ha riportato morie. Se la crescita della popolazione negli ultimi anni ha causato conflitti con i contadini, che vedono spesso le loro colture devastate dagli animali, sembra da scartare anche l'ipotesi che i pachidermi siano stati avvelenati per vendetta. Infatti non si registrano decessi compatibili con l'avvelenamento tra i carnivori che si cibano delle carcasse. Ne' si puo' dare la colpa alla siccita': a morire di disidratazione sono soprattutto i piccoli e gli anziani, laddove i cadaveri trovati in Botswana appartengono a elefanti di tutte le eta'. Inoltre la nazione africana ha registrato negli ultimi mesi livelli di precipitazioni nella norma. Appare quindi molto probabile che tra gli animali stia circolando una malattia non ancora identificata.

Morti. La maggior parte degli elefanti viene trovata accasciata sulle zampe anteriori, segno - spiega Boult - di una morte improvvisa. I ricercatori di Elephants Without Borders, che hanno sorvolato l'area del Delta nelle scorse settimane, hanno riferito di aver visto elefanti che apparivano disorientati o letargici. Alcuni camminavano in circolo confusi o trascinavano le loro zampe posteriori come semiparalizzati. Cio' lascia supporre che gli elefanti del Botswana siano stati colpiti da una malattia che causa danni neurologici. Chris Touless, capo della ricerca dell'Ong kenyota Save the Elephants, ritiene che sia in corso un'epidemia di encefalomiocardite, un'infezione virale trasmessa dai roditori. Per ora il governo di Gaborone ha fatto sapere di aver identificato i laboratori adatti per le analisi. Ritardi che, secondo Riley, stanno "letteralmente uccidendo gli elefanti". Ma il governo respinge le accuse. Mmadi Reuben, veterinario capo del Dipartimento dei Parchi Nazionali, ha assicurato al New York Times che l'esecutivo "sta prendendo la moria seriamente e ha risposto in maniera rapida, adeguata e responsabile non appena informato". "L'invio dei campioni non conclude tutto, e' in corso un dialogo con diversi laboratori in Zimbabwe, Sudafrica e Canada per effettuare ulteriori analisi", ha spiegato Reuben. Nondimeno, ha aggiunto, si può gia' escludere, dai risultati dei test, che la causa delle morti sia l'antrace, che lo scorso anno aveva ucciso un centinaio di esemplari in Botswana, nazione che ospita un terzo della popolazione superstite di elefanti africani. 

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