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Femminicidi e violenza l'onda lunga del lockdown

Violenza di genere

Non è andata bene. Non per quelle 44 donne uccise nel 2020 prima, durante e dopo il periodo del lockdown.  Ed è un dato decisamente allarmante se confrontato con quello  generale degli omicidi, che invece nello stesso periodo, tra gennaio e maggio 2020,  sono drasticamente diminuiti, passando dai 140 del 2019 ai 92 del 2020. Nel 2019 in quei sei mesi erano state uccise 45 donne, sostanzialmente lo stesso dato di quest’anno che quindi in percentuale è schizzato dal 32% al 48%. Sono le cifre fornite dalla direzione centrale della polizia e fatti propri dalla relazione sula violenza di genere durante le misure di contenimento del Covid 19 approvata il primo luglio dalla commissione parlamentare sul femminicidio presiedeuta dalla senatrice pd Valeria Valente, che ricorda, nella premessa, come in 10 anni, tra il 2008 e il 2018 siano state uccise 1600 donne (il picco nel 2013 con 179 vittime). Una strage.

 Le storie. Dietro il numero 44i ci sono storie come quella di Irina Maliarenko, ammazzata di botte a Napoli il 18 febbraio, o di  Lorena Quaranta, 27 anni, studentessa di medicina strangolata dal compagno il 31 marzo a Furci Siculo, provincia di Messina. O di Alessandra Cità, 47 anni, tramviera dell’Atm, uccisa il 19 aprile con un colpo di fucile  dal compagno che voleva lasciare, a Truccazzano, in provincia di Milano.  E c’è la conferma di quello che si temeva,  ossia che la quarantena abbia aumentato i rischi per le donne vittime di aguzzini che spesso  hanno le chiavi di casa.

Il calo delle denunce. Un primo dato a preoccupare è stato infatti la diminuzione delle denunce per i cosiddetti reati spia durante il periodo del lockdown, ossia maltrattamenti in famiglia, stalking e violenza sessuale, le cui denunce sono crollate nel primo periodo del lockdown per poi risalire successivamente.  Il consiglio superiore della magistratura, a fronte di un calo in media del 50% delle denunce per violenza domestica e di genere  durante la crisi ha varato addirittura  linee guida per  semplificare l’iter delle donne nelle denunce e le procedure di allontanamento dei conviventi violenti, cosa non facile durante la quarantena.

Ma il problema è fermare la violenza prima, anche perché secondo i dati di D.i.re (donne in Rete contro la violenza), la rete dei centri antiviolenza italiani, solo una donna su 4 vittima di violenza domestica denuncia. «La maggior parte cerca altre strade, magari si separa, ma non arriva alla denuncia» spiega Mariangela Zanni di Dire Veneto- anche noi abbiamo visto un calo drastico delle nuove richieste di aiuto nei primi mesi di lockdown ,mentre assistiamo ad una ripresa ora, e credo che ci sarà un’onda lunga di donne che hanno subito nei mesi in cui erano chiuse in casa».  Donne segregate, racconta Zanni,  come quella chiusa a chiave in camera dal marito che è riuscita ad attirare l’attenzione dei vicini mettendo un bigliettino alla finestra con la scritta aiuto ed è stata salvata dai carabinieri.

O l’altra segretata in casa senza la possibilità nemmeno di uscire a fare la spesa e ridotta quasi alla fame dal suo aguzzino, salvata da Telefono rosa, storica associazione presieduta da molti anni da Maria Gabriella Carnieri Moscatelli: «Non è andata bene e non siamo usciti migliori – dice ribaltando gli slogan circolati agli inizi della pandemia - e la scia continua, con altre tre donne aggredite nelle ultime ore da uomini. Noi l’avevamo previsto: è stato come mettere un coperchio su una pentola a pressione».   Anche Carnieri Moscatelli conferma il calo delle denunce  e delle richieste di aiuto nei primi temi della quarantena: «Abbiamo ricevuto molte richieste di assistenza psicologica, donne che si nascondevano in bagno per telefonare, chiedendoci un aiuto, ma avevano paura ad esporsi di più. Poi dopo la campagna del Governo sul numero antiviolenza e antistalking 1522  le telefonate sono aumentate. E anche durante la quarantena siamo riuscite ad accogliere donne con i loro bambini nelle nostre case, grazie anche alla tempestività degli interventi delle forze dell’ordine che in questo periodo sono state con le antenne alzate».   Carnieri Moscatelli ha un’altra preoccupazione che riguarda le vittime della violenza assistita, cioè i figli: «Quanto in autunno questi  bambini che per mesi hanno convissuto con situazioni di violenza domestica senza via d’uscita torneranno, speriamo, a scuuola, abbiamo previsto qualcosa per loro? Percosi di assistenza psicologica, sociale, un piano di sostegno dedicato a loro? Siamo pronti?».

PAOLA RIZZI
@paolarizzimanca

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