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Le tappe di un giornale che è stato una rivoluzione

i 20 anni di metro

Gli inizi sono stati garibaldini: Metro è apparso improvvisamente nella metropolitana di Roma il 3 luglio 2000, un lunedì, senza preavviso, realizzato da una brigata di giornalisti che non avevano ancora nemmeno le scrivanie,  arruolati dal direttore-fondatore Fabrizio Paladini. Una cosa mai vista: un quotidiano che non aspettava di essere comprato in edicola, ma che era distribuito gratis e andava a cercare i lettori dove si affollavano, ossia nelle metropolitane e nelle stazioni delle aree urbane, secondo il modello inventato cinque anni prima da un visionario editore svedese, atterrato a sparigliare il mercato dell’informazione italiana come un extraterrestre. Tra le poche regole un’attenzione maniacale per il progetto grafico, uguale in tutti i Metro del mondo, la cura nel linguaggio e la brevità come bibbia.  Gente di corsa, i pendolari, che quindi ha bisogno di informarsi in massimo 20 minuti, senza fronzoli, poche opinioni e molti fatti, raccontati in cinque righe, reportage (veri, con inviati sul posto) in 30-40 righe, perché la qualità non è direttamente proporzionale alla lunghezza. Titoli semplici e comprensibili. Tanti grafici e tanti dati per facilitare la lettura, prima che diventasse un must per tutti i giornali. E poi molta attenzione ai temi dell’ambiente, dei trasporti, del lavoro, della famiglia, dei diritti, della scuola. Zero gossip e zero “chiacchiera” politica: una differenza siderale dai quotidiani italiani a pagamento. Che subito fecero una guerra senza quartiere a Metro, a suon di carte bollate, per concorrenza sleale e dumping,  salvo poi arrendersi e provare a farsi ognuno il suo quotidiano gratuito simil-Metro.

All’inizio nessuno credeva davvero che un quotidiano potesse vivere solo di pubblicità -“Chi ci sarà dietro?”, la tipica domanda all’italiana-  e soprattutto pochi avrebbero scommesso  che questo avrebbe garantito l’indipendenza dei contenuti dagli inserzionisti e nello stesso tempi la qualità. Invece è andata proprio così. E da subito lo hanno capito i nostri lettori: non è un caso che Metro, da solo abbia portato  fino a quasi due milioni di nuovi lettori alla carta stampata, con delle caratteristiche tutte diverse dall’utente medio italiano di quotidiano, per lo più  maschio e attempato. Metro invece è riuscito a catturare l’attenzione dei più giovani, gli under 45, e delle donne, tante, la metà dei nostri lettori.

Quattro mesi dopo Roma, il 30 ottobrem  Metro è uscito a Milano, poi a Torino e per alcuni anni in altre 7 città italiane. E contemporaneamente in altre 150 nel mondo, da Hong Kong a New York. Un network internazionale con un esercito di centinaia di giornalisti che ha costituito un’altra caratteristica unica di Metro, il suo essere “glocal”, notizie locali e insieme un’occhio sulle cose del mondo, con uno scambio continuo di firme e notizie sulle varie testate del network.

Da quel 3 luglio 2000 Metro ha cambiato pelle molte volte: il primo numero, visto oggi, era austero e fittissimo, anche se sempre molto più colorato dei seriosi quotidiani italiani.  Poi nelle sue innumerevoli riforme grafiche (il lettore va coccolato  e non si deve mai annoiare), è entrato il colore: oltre al “verde Metro”, il giallo, l’arancione, l’azzurro. Le foto sono diventate più grandi, il corpo dei titoli si è ingentilito, la formula si è alleggerita, al passo con un mondo che ha moltiplicato le distrazioni di massa per un lettore sempre più bersagliato, fin dentro il mezzanino della metropolitana, dal nuovo temibile concorrente dei giornali, lo smartphone.

Vent’anni e tre papi dopo, il mondo è cambiato e per l’informazione non è cambiato in meglio: i quotidiani a pagamento hanno perso milioni di copie e milioni di lettori, anche per la concorrenza, quella sì sleale, di internet e di una sovrabbondanza di informazione senza autore e  non verificata. Nemmeno il mondo dei quotidiani gratuiti italiani, che era arrivato a vedere fino a sei concorrenti, è passato indenne dalla tempesta perfetta della crisi del 2008, con cui l’Italia non ha mai smesso di fare i conti, che ha ridotto gli introiti pubblicitari, unica fonte di reddito e garanzia di indipendenza. Metro, a differenza di altri, è ancora qui, grazie ai suoi lettori e ad una formula originale ed onesta che tra aggiornamenti ed upgrade è rimasta sempre fedele a se stessa. Come spiegava bene un fan illustre in occasione del decennale: «Un piccolo quotidiano, leggero, pieno di notizie brevi, sintetiche ma efficaci, un modo nuovo di arrivare alla gente, sul bus, in metro, dal barbiere, in treno, dovunque. Un’attenzione diversa, veloce e soprattutto curiosa! Tutto in poche pagine e in tante foto, in innumerevoli titoli, titoletti, occhielli, tutto si legge in un fiato. Tutto per vivere meglio e sapere di più». Lucio Dalla

PAOLA RIZZI

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