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Che cosa è successo in questi vent'anni

i 20 anni di metro

Com’è cambiato il mondo. Sembra una frase fatta. Ma stavolta possiamo dire che è la verità, perché questo cambiamento noi di Metro ve l’abbiamo raccontato e l’abbiamo vissuto insieme a voi. E d’altro canto proprio Metro, nel 2000, ha rappresentato un’innovazione rivoluzionaria in un sistema dell’informazione da decenni uguale a se stesso. Vent’anni fa i telefoni cellulari non erano ancora smartphone, perfino le email erano quasi all’inizio (gmail è del 2007), e semmai sembrava che gli sms avrebbero regnato per sempre. Non c’erano le chat, l’era dei social era di là da venire. Quando è nato Metro, Google era stata fondata da meno di due anni. A quell’epoca, per voi lettori noi eravamo la vostra Internet, la vostra fonte di notizie brevi e rapide (e precise), il vostro social che usavate per rispondervi  sulla nostra pagina delle lettere. Ma se il cambiamento tecnologico è stato quello che più di tutti ha trasformato il nostro mondo, in questi vent’anni dalle pagine del nostro  giornale vi abbiamo raccontato anche altri clamorosi cambiamenti. 

Saddam, Gheddafi, 11 settembre

Nel 2000 c’erano ancora Saddam Hussein e Gheddafi, a luglio Vladimir Putin aveva giurato da poco più di un mese come presidente della Russia, la Cina era ancora  in letargo. C’era una sola superpotenza mondiale, gli Stati Uniti, e la cosa che più aveva attirato su di loro l’attenzione durante la presidenza Clinton era lo scandalo di Monica Lewinsky. Poi, quando Metro aveva appena un anno, la tv propose un grosso aereo che andava a schiantarsi contro un grattacielo di New York. Poi un altro. E poi a Washington sul Pentagono, e in Pennsylvania. Era l’11 settembre 2001 e mentre le Torri Gemelle si sbriciolavano sotto i nostri occhi, con esse il mondo vissuto fino a quel momento diventava il passato. 

Talebani e jihad

Da allora sono divenute il nostro pane quotidiano parole come terrorismo, jihad. Ci sono divenuti familiari posti remoti come l’Afghanistan e l’Iraq e i talebani non erano più una parola che evocava solo l’ipotesi di un gruppo rock. Nelle nostre case entrarono immagini di ostaggi giustiziati, nella nostra vita è tornata una parola che almeno in Occidente pensavamo di aver dimenticato, nonostante gli orrori degli anni Novanta: guerra. Quella condotta in Afghanistan e in Iraq, quella al terrorismo quasi in ogni parte del globo, quella portata dai terroristi fin dentro le nostre case europee, Madrid, Londra, Parigi, Bruxelles, senza contare le innumerevoli località ferite in ogni parte del pianeta, prima da al-Qaeda e poi dall’Isis e dagli altri loro emuli. E le guerre civili degli anni seguenti, dopo la speranza spesso delusa delle Primavere arabe: quella in Libia che ancora arde a un passo da noi, quella terribile in Siria, quella trascurata in Yemen. 

Il nuovo timore della bomba atomica

E intanto cresceva il timore nucleare con gli esperimenti nordcoreani, i progetti iraniani. E il disordine mondiale ha fatto scricchiolare l’egemonia Usa mentre abbiamo assistito all’arrembante crescita cinese e all’abile riconquista di spazi russa. Proprio mentre l’Europa da una parte si consolidava (ebbene sì, Metro nei suoi primi tempi di vita è stato con voi testimone anche della nascita dell’euro), e dall’altra, di recente, ha iniziato a perdere i pezzi con l’incredibile Brexit. E intanto in America? Beh, per inciso è stato eletto il primo presidente nero, Barack Obama. Non basta? Il 28 febbraio 2013 per la prima volta nella storia moderna un Papa si è dimesso. E ora c’è Papa Francesco. Primo pontefice proveniente dalle Americhe, che ha già lasciato la sua impronta nella storia… 

O.B.

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