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Enasarco, ricorso a Tar contro i ministeri

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Un altro colpo di scena durante il cda della Fondazione Enasarco svoltosi ieri, nel corso del quale, avvertono i 5 Consiglieri Luca Gaburro (Federagenti), Antonino Marcianò (Fiarc), Alfonsino Mei (Anasf), Davide Ricci (Federagenti) e Gianni Guido Triolo (Confesercenti),  "presidenza e maggioranza hanno reso noto di aver impugnato davanti al Tar l’invito dei Vigilanti Ministeri di Lavoro ed Economia a completare l’intera tornata elettorale per il rinnovo dell’Assemblea dei Delegati entro il 10 agosto 2020. Di fatto il vertice di Enasarco è andato contro e ha attaccato gli stessi Ministeri, in un atto di arroganza e superbia, senza informare preventivamente il Cda; il tutto in danno dell’Istituzione che governano e degli iscritti che rappresentano".

Lettera. I consiglieri, le cui sigle compongono la lista unitaria “Fare Presto!”, candidata alla guida dell’Ente per il prossimo quadriennio, spiegano anche che “solo ieri è spuntata fuori con un clamoroso ritardo di ben 15 giorni, la lettera del Ministero che invitava l’Ente a dare corso immediato allo svolgimento delle elezioni e vietava di fatto qualsiasi atto o delibera che superasse i confini dell'ordinaria amministrazione. Ciò significa che tutti gli atti di non ordinaria amministrazione che sono stati adottati nell’Assemblea conclusasi il 30 giugno sarebbero inficiati da nullità. E ancora più colpevolmente i vertici di Enasarco hanno taciuto il contenuto della lettera del Ministero, oltre che al Cda, anche ai 60 delegati che a tale assise assembleare hanno partecipato, votando inconsapevolmente gli argomenti posti all’ordine del giorno”. Vero è che i delegati delle sigle a noi vicine avevano preventivamente rappresentato, nel corso dell’assise dei Delegati, i rischi di nullità delle delibere eventualmente adottate.

"Vertice arroccato". Non solo: la lista "Fare Presto" denuncia che “il vertice rimane arroccato pericolosamente sulla poltrona  più alta della Fondazione Enasarco, sordo alle istanze delle minoranze che fino a prova contraria rappresentano decine di migliaia di iscritti, sconfessando gli inviti dei Ministero Vigilanti, assumendosi personalmente ogni responsabilità - unitamente ai consiglieri di maggioranza del CdA - decidendo di adire il Tar, senza avere un preventivo mandato esplicito del Consiglio d'Amministrazione; e non per tutelare gli agenti ma, al contrario, per non andare immediatamente al voto e rimanere in regime di prorogatio. Un’azione da stigmatizzare in toto, che rappresenta un'offesa per chi in Enasarco ripone fiducia e versa i contributi per il proprio Fondo Pensionistico. E lo sta facendo in un momento storico in cui agenti di commercio e consulenti finanziari ci chiedono un aiuto vero e concreto, perché alle prese con i danni economici, sociali e sanitari determinati dall’Emergenza Covid-19”. E di tale arbitraria e inopinata iniziativa di ricorso al Tar “non sono stati informati neanche i delegati assembleari che hanno votato il 30 giugno scorso e che ora si trovano nella non invidiabile posizione di poter essere oggetto di attenzione, unitamente al vertice Enasarco e agli altri organi della Fondazione, per gli ingenti ed eventuali danni erariali causati dal comportamento arrogante e presuntuoso del  vertice”. I 5 Consiglieri fanno infine sapere che "in CdA il Presidente ci ha informato sull’arrivo, proprio ieri, di un'ulteriore missiva dei Ministeri vigilanti, che tuttavia ancora non ci è stata fornita come Consiglieri, mentre stamattina sul quotidiano "Libero" abbiamo letto della volontà della Corte dei Conti di Commissariare "ad acta" Enasarco. Una cosa è certa: l'Ente va liberato perché è in ostaggio".

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