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«Come Mother Superion sono una vera guerriera!»

Sylvia De Fanti Warrior Nun

SERIE-TV Dal teatro al cinema, passando per la telelevisione, Sylvia De Fanti, attrice di razza, è l’unica italiana nel cast della serie “Warrior Nun” da oggi su Netflix. Lei è Mother Superion, responsabile dell’addestramento delle monache guerriere.

Sylvia, ome si è preparata per il ruolo?
«Appena ricevute le scene del provino, sono andata a cercare la Mother Superion del manga da cui è tratta la serie e da lì ho preso ispirazione per quanto riguarda la potenza del personaggio. Poi ho seguito le indicazioni del copione e trovato il passo di Mother, la sua postura, che corrisponde anche alla sua statura morale. Alla sua disciplina. Una volta trovato il suo respiro, ho trovato la sua parola».

Che vuol dire essere un’attrice femminista e attivista come lei, in un mondo dove il potere è maschio?
«Vuol dire anzitutto poter esercitare uno sguardo critico e plurale sul mondo: decostruire il linguaggio dominante, contestare le dinamiche di potere (frutto di un sistema patriarcale) che tendono a non considerare la possibilità di nuove narrazioni...L’approccio femminista non è solo oppositivo, ma è uno strumento di conoscenza. Significa essere antisessista, antirazzista, significa lottare quotidianamente per un mondo più inclusivo».

Attrice internazionale, in Italia, tra l’altro, ha lavorato con Daniele Luchetti, Tornatore, Lavia e tanti altri registi noti. Un ricordo di scena?
«Una volta, durante “Molto rumore per nulla” (per la regia di Lavia), un compagno che interpretava Don Juan, dopo essere uscito imprigionato di scena, rientrò sul palco con apparente disinvoltura perché aveva dimenticato nell’altra quinta la spada da lanciare a Benedetto nel duello con Beatrice».

Lei che si è laureata con una tesi sul caos: come vede il mondo post-Covid19?
«La teoria del caos non contempla necessariamente il disordine, ma piuttosto la soglia tra ordine e disordine. Certo nei sistemi caotici c’è un’apparente imprevedibilità delle traiettorie del sistema stesso, ma è apparente. Un battito d’ali di farfalla in Brasile può, sì, provocare un tornado in Texas.
Questa pandemia ha decisamente rivelato quanto tutti gli esseri umani siano interconnessi. E soprattutto quanto sia necessario la cura dell’altro. L’isolamento per me è stato, paradossalmente, un momento di condivisione di tempo e pensieri con le persone che mi stanno a cuore».

 

 

ORIETTA CICCHINELLI

 

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