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Ma (Mes a parte) esiste uno straccio di progetto sanità?

Maurizio Guandalini

Nel tran tran obsoleto se chiedere o no i soldi del Fondo europeo salvastati, il Mes, mi sovvengono due episodi che riguardano la nostra sanità. Uno è nel 2000, quando era ministro il professor Veronesi. Pensava di rifare gli ospedali. Confortevoli. Un paziente, una stanza. E diffusi sul territorio. Rimase al Governo per poco e fedele alla routine italica non se ne fece nulla. La seconda vicenda è accaduta in questi giorni. Un conoscente ha fatto una congestione. 60 minuti per l’arrivo dell’ambulanza. E ore d’attesa al pronto soccorso.
Sono mesi che nei palazzi della politica ci si scanna per i 37 miliardi di Bruxelles, da distribuire proporzionalmente alle diverse regioni. Denari finalizzati alla sanità pubblica. Peccato che nei battibecchi quotidiani non ci sia uno straccio di progetto. Solo così si svelerebbe la necessità, o meno, di avere quei soldi. Ad esempio, 10 miliardi per costruire ospedali e potenziare le strutture di accoglienza delle emergenze. Inizio lavori nel 2020 e fine lavori nel 2022, con squadre di carpentieri  a turno h24, per evitare di raccontarci fanfaluche.  A ben guardare, così facendo,  si coinvolgerebbero i cittadini che per ora sono spettatori di una vertenza giocata sul presupposto che il Mes è sostanzialmente una fregatura e che ci faranno pagare il vantaggioso prestito a tassi pressoché nulli.
I tiramolla, le tattiche dei ministri, dei segretari di partito, del premier, le sorti incerte di un movimento, i 5 stelle, tra scissione e riposizionamento interno, la roulette russa che inizierà a Bruxelles, con paesi incerti a concederci gli altri denari, quelli del recovery fund, 170 miliardi, la Spagna e la Francia che non ci hanno pensato proprio di chiedere aiuti a quel Mes che, seppur sospeso nelle sue forme più dure, si materializza vigoroso nei ricordi di quando fu concesso alla Grecia.
Variabili vaghe, stanche in un domino che stenta a lasciare voce ai cittadini che continuano ad arrabattarsi nei disservizi di una sanità di ex eroi.  

MAURIZIO GUANDALINI

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