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I nostri mille bonus e il buon padre di famiglia

Maurizio Guandalini

Il bonus baby sitter ai nonni e agli zii è un di più. Altri soldi a ufo nell’inventario del “fino a quando regge questa roba qui”. E’ necessario  gratificare con denaro i famigliari che prelevano i bambini da scuola e li accudiscono nel focolare domestico fino a sera, con pane, amore e fantasia? Per la terza età non è un lavoro. E’ una gratificazione. Che, per la verità, rompe parecchio, perché oggi gli anziani sono belli attivi e pimpanti fino avanti con gli anni e, tenere a bada dei pargoli, oltre a essere una responsabilità, è una forte limitazione della libertà. Uscire, passeggiare, ballare, università della terza età, ce n’è. Ma tant’è, i figli so’ piezz’ ‘e core. Eppoi. Chi ha i dané sono i nonni. Il vero, unico e solo stato sociale che impedisce al Paese di fare capitomboli pericolosi. Allungano i soldi per comprare ai figli la casa, la macchina, il frigorifero o la tv nuova. E’ un servizio bancomat permanente, so’ piezz’ ‘e core, appunto, una mano lava l’altra e dove non arriva uno arriva l’altro. Piuttosto, stupisce che il ragiunatt tenutario dei profitti e perdite non metta uno stop. A capo a. I milioni di partite Iva stanno ancora strologando a chi arriverà il bonus di maggio. Se arriverà. Quando arriverà. A giorni si dovranno pagare imposte e tasse senza aver guadagnato per sei mesi e sarà così anche per i prossimi sei. Gira la ruota a casa del reddito di cittadinanza, non passa giorno che lo intasca gente che evade, che delinque e nullafacenti di costituzione che mandano le mogli al lavoro mentre i percettori della paghetta s’ingegnano ad aizzare il caos. Eccheddire delle centinaia di migliaia di euro dati per i consulenti  che hanno consigliato l’innovazione del welfare navigatore. L’impressione paesana, qualunquistica sicuramente, è lo smarrimento di quello che in diritto privato romano è la diligenza del buon padre di famiglia. Che, rivolto ai commensali, mai e poi mai  guarderebbe con indifferenza l’ultima patatina nel piatto, senza coglierla dopo aver ingurgitato anche il menù della grande abbuffata.

MAURIZIO GUANDALINI

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