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Così il clan di Desio si prese l’hotel di lusso

Milano

giustizia Prima le estorsioni poi l’usura, infine l’acquisto di  tutte le quote societarie dell’hotel: è così che il clan di Desio aveva messo le mani sul lussuoso Hotel del Golfo a Finale Ligure (Sv). La vicenda è contenuta nell’ordinanza che ieri ha portato in carcere Alfonso Pio (figlio di Domenico, capo della Locale della cittadina brianzola, già coinvolto nell’operazione Infinito), oltre all’ex promotore di Banca Mediolanum, Ezio Scirea e altri sodali dell’organizzazione, attiva anche in Romania. La scalata della Locale all’Hotel, approfittando della crisi economica, comincia con un’estorsione da 450 euro al mese, riscattata da Pio, che nel giro di tre anni arriva a controllare tutta la società. Un’operazione da 8 milioni di euro, incomprensibile per un nullatenente. Il segreto del suo successo: le minacce ai soci per costringerli a cedere le loro quote e ai dipendenti dell’albergo. 
Tra gli episodi ricostruiti, anche l’aggressione al direttore dell’hotel, reo, secondo Pio, di non aver soddisfatto tutte le richieste della sua compagna, che di fatto viveva nell’albergo da tempo, anche d’inverno. Stesso metodo utilizzato per “convincere” i partner ad assecondare i suoi desideri: agli atti ci sono le pressioni del clan su uno dei soci affinché non si presentasse alle riunioni, facendo così cadere il numero legale, permettendo così ai mafiosi di offrire un prestito, da restituire con le quote societarie stesse. «Quando verranno a chiedermi della bancarotta, dirò che avevo i mafiosi alle spalle che mi premevano. Non voglio avere il mafioso sotto casa, qui addirittura dentro casa», dice la vittima intercettata.

 

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