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Alta tensione sul Mes in ballo 36 miliardi

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ROMA «Rifiutare questa nuova linea di credito significherebbe fare un torto ai Paesi che ci affiancano nella battaglia». Così Giuseppe Conte in Parlamento lo scorso 21 aprile, mentre a Bruxelles si negoziavano le condizionalità del Mes. Ma sul fondo salva Stati le posizioni nella maggioranza si sono sempre più irrigidite, fino ad arrivare allo scontro aperto tra M5S e Pd degli ultimi giorni. Per l’Italia accedere al Mes avrebbe il vantaggio di ottenere risorse immediate senza dover attendere i tempi medio lunghi del Recovery, su cui manca ancora un accordo e i cui passaggi formali successivi comporteranno inevitabilmente ulteriori ritardi.

Bruxelles sta a guardare

E Bruxelles, mentre è in corso il negoziato a 27 che porterà al vertice del 17 luglio, guarda a Roma in attesa di capire come andrà a finire il braccio di ferro tra le due forze che sostengono il governo. Con il ricorso al nuovo Mes, l’Italia potrebbe ottenere subito 36 miliardi a tassi di interesse bassissimi per far fronte alle spese sanitarie dirette e indirette legate alla crisi del Coronavirus. Contrariamente ai precedenti strumenti del Mes, non ci sono condizionalità macro-economiche aggiuntive. La Commissione si limiterà ad assicurare che i finanziamenti vengano utilizzati per le finalità sanitarie. Ma fino ad ora solo Cipro ha annunciato la sua intenzione di ricorrere alla linea di credito del Mes.

Vertice al Viminale

Clima più disteso nella maggioranza, invece, sulle modifiche da apportare ai decreti Sicurezza del precedente governo: non saranno solo un’operazione di facciata e interesseranno in particolare le politiche migratorie anche più di quanto richiesto dal Quirinale. È quanto è emerso nel vertice tenuto ieri al Viminale. «Il M5S è unito e determinato - ha precisato Giuseppe Brescia, presidente commissione Affari costituzionali della Camera - per chiedere una riforma del sistema dell’accoglienza, capace di assicurare sicurezza, legalità e corretta gestione del denaro pubblico».

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