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Lo smart working utile ma per categorie ristrette

Maurizio Guandalini

La notizia non sorprende. Dopo i furbetti del cartellino, il machiavellismo nella pubblica amministrazione ha raggiunto vette pantagrueliche con la pandemia. Il  caso limite è della regione Sicilia. Su 14mila dipendenti, il 65% lavora da casa. Il 20%, non va in ufficio ma nemmeno si dà da fare, per impedimenti vari. Da chi non ha il pc a chi è sprovvisto di internet. L’unica certezza è lo stipendio. Regolarmente accreditato.  
Il Sindaco di Milano, Sala, ha avuto la buona idea di allertare i cittadini del fine chiusura degli uffici comunali. Lo smart working può aspettare. Si deve ritornare alla normalità. Applausi al capo meneghino che ha compreso quanto la storia del lavoro agile abbia rotto gli zebedei. In una nazione dove la pubblica amministrazione è già lenta di suo, avere a che fare con l’impiegato online è di un’assurdità naif. Il prolungamento  del lockdown, causa virus, ora è abbondantemente alle spalle. Telefonare negli uffici per riprendere appuntamenti saltati, da marzo a maggio, e sentirsi dire che le scadenze sono rimandate in avanti e che devono finire di preparare gli uffici con le protezioni,  c’è da sbattere la testa al muro e imprecare in due o tre lingue. E’ prassi, quella di rinviare, che carica oltremisura di problemi il tartassato senso civico. Perché ci si trova con un numero esorbitante di pendenze da evadere insieme. Passando da una coda all’altra.
Pur appartenendo alla categoria dei conservatori anarchici, non ce la prendiamo con le novità. Il lavoro da casa è una bella storia. Lo possono abbracciare, di spinta, mansioni che non richiedono contatti. E  professioni non inserite in procedure con pratiche da portare avanti. Le categorie delle funzioni interessate sono ristrette. Non sarebbe la solita storia del pastore se funzionasse  internet. Se alla pec, la posta elettronica certificata, rispondessero. Meglio, con la soluzione del grattacapo di turno. Al contrario, sia lodata la Repubblica del numerino. E avanti un altro.

MAURIZIO GUANDALINI

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