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Ma sul virus è troppo chiedere una voce sola?

Maurizio Guandalini

Sì, sì, no, no, il di più viene dal Maligno. D’accordo la formalità e il rispetto della legge. Ma i comportamenti, Gesù ai discepoli parlava di legge di Dio, sono dentro di noi. Il cuore, per il Vangelo di Matteo. Assembramenti ovunque. Senza o con mascherina bisunta sotto il mento. Boccacce animate a faccia a faccia. Da Rimini a Ostia, passando per Napoli e Venezia con sosta  in Centrale Milano. Il professor Zangrillo prevede che a fine giugno potremo togliere le protezioni. E che le cariche virali in circolo non sono in grado di contagiare. Il professor Grisanti, tra i ‘salvatori’ del Veneto consiglia di preoccuparsi perché centinaia di casi rilevati ogni giorno non sono robetta. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, quella del prima non serve e poi serve tutto, ha di nuovo cambiato le linee guida affermando che è inutile il doppio tampone negativo per la guarigione. Oplà. Al fondo della piramide ci stanno i timorati cittadini, coscienziosi, che spendono bonus, stipendi e pensioni in prevenzione. Mascherine millefiori, smart, short. Disinfettante spic&span, in boccetta, spray. 6 euro per un litro di alcol, detersivi con “igienizzante” stampato cubitale, un xanax più bianco non si può, che si fa beffa, come tutto l’instagram della profilassi splendido splendente, delle nostre paure. Barricati e svogliati in casa. Perché meglio stare dalla parte del formenton. Del frumento, “del sicuro”.  
E’ troppo chiedere come stanno le cose? Una voce sola. Della scienza meno polvere di stelle. Che rischia, se possibile, due paroline rassicuranti, nel momento che ormai i libri sulla pandemia sono usciti  e le consulenze ricevute. Della politica fifona, preda di una prossima campagna elettorale sulle libertà individuali. Interrogando il buon senso comportamentale,  mi pare di capire che non dura minga  quello svalzerare tra congiunti, a due metri di distanza e giocare a briscola sul tavolone del coroner senza carte, della serie morire sani è peggio. Domani è un altro giorno. C’è qualcuno che ce lo dirà?

MAURIZIO GUANDALINI

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