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Bergamo: s’indaga per omicidio colposo

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bergamo Omicidio colposo. È l’ipotesi di reato a carico di ignoti, per ora, sulla quale sta indagando la Procura di Bergamo in relazione alla cinquantina di denunce presentate il 10 giugno scorso dai familiari delle persone morte per coronavirus aderenti al Comitato “Noi denunceremo”. 
Si tratta di un punto di partenza d un’indagine che richiederà lunghi accertamenti e valutazioni caso per caso, perché, sebbene le storie sembrino seguire tutte un unico filo conduttore – quello legato ai ritardi nelle diagnosi e nelle cure e alla mancata “Zona rossa” –  ciascuna vicenda presenta proprie peculiarità. E non è affatto scontato che l’esito delle singole inchieste sia lo stesso. 
Ciò che accomuna però tutti gli esposti, è la conclusione, che raccoglie le accuse la governo e Pirellone per non avere chiuso l’ospedale di Alzano, non aver istituito la zona rossa in Valle Seriana, non essersi attrezzati per prevenire la diffusione del contagio nonostante l’esperienza cinese e il “Piano contro la pandemia” che pure c’era “dal 2006”. 
Del resto, “omicidio colposo” è il medesimo reato ipotizzato dalla Procura in relazione alle denunce presentate dall’Inail. “Epidemia colposa” è invece l’ipotesi dell’indagine sulla mancata “Zona rossa” che ha portato gli inquirenti, guidati dal procuratore aggiunto Maria Cristina Rota, a Roma per sentire come persone informate sui fatti il presidente Conte e i ministri Speranza e Lamorgese. 
Intanto sono stati identificate e indagate sei persone ritenute artecifi delle scritte contre Fontana e Sala: si tratta di due militanti del due del Carc e quattro del centro sociale Zam. metro

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