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Mencarelli: "Lo Strega? Servirà ai giovani..."

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Quella con Daniele Mencarelli è stata una conoscenza fatta durante il lockdown. Un contatto tra lettore ed autore. Domande semplici e dirette, fatte in punta di piedi e lanciate ad un indirizzo e-mail scovato in rete, cui neppure pensavo avrei ricevuto risposta. Durante quei giorni bui di pioggia incessante, nei quali ognuno di noi affidava la sorte ai propri dei, mentre la Tv ci rimandava la conta dei morti e il silenzio nelle strade, Mencarelli mi ha aiutata a non sentirmi sola. Non che io mi ci senta poi spesso. Sto bene, ho il mio equilibrio. Ho imparato a riconoscere le mie fragilità. Leggere il suo libro è stato come affrontare un lockdown forzato. Quello di un ragazzo sensibile, costretto ad un TSO per aver esagerato. Come può capitare a chiunque.

Il suo libro “Tutto chiede salvezza” narra di esilio in un penitenziario mentale per una settimana. Che poi, forse, non si tratta di malattia ma solo di tanta, troppa sensibilità. Non trovi, Daniele?

"Senz’altro. Oggi un certo tipo di vitalità viene vista con diffidenza. Anche la curiosità, fondamentale per tutta la storia umana, dà quasi fastidio. Sembra esserci un comando, implicito, non detto, ma presente ovunque, che vuole imporci questo: non fatevi domande. Non vivete da vivi. Ma è la nostra natura, precaria, cagionevole, a imporci le domande. A farci vivere, a ragione, tutta la nostra immensa fragilità. Tanto più ci neghiamo alle nostre fragilità tanto più ci esplodono in corpo".

Nonostante ogni pagina sia un graffio nell'anima, ho avuto anche, netta, la sensazione che si tratti di una resurrezione. Sei stupito di aver vinto il Premio Strega dedicato ai giovani? Come ti fa sentire questa cosa?

"Il premio Strega giovani mi ha fatto davvero molto piacere. Perché i giovani di oggi, con il lento declino dell’approccio ideologico alla realtà e alla cultura, stanno riscoprendo proprio la curiosità, il piacere di non vivere tabù rispetto alla loro condizione umana. C’è anche bisogno di narrazioni che offrano la possibilità di una redenzione, come dici tu, di una parabola che punti al bene, alla riemersione. Adoro i ragazzi di oggi, anche per una specie di senso di colpa. Noi, e le generazioni prima di noi, gli lasciamo un mondo con minori possibilità rispetto a quello che è capitato in sorte a noi. Ecco perché sono più consapevoli, maturi, di tanti che per età dovrebbero esserlo molto più di loro…"

Il 17 inizia la maturità. Un esame diverso, dopo un periodo di lontananza fisica forzata dai compagni e dai professori. Normale che l'ansia sia amplificata. Cosa ti senti di augurare a questi ragazzi così speciali in vista della prova? 

"Gli auguro di viversela serenamente, anche se è difficile. Se non impossibile. Da fratello maggiore, solo per età, posso testimoniargli questo: gli eventi della vita sono spesso assai meno gravosi di come la nostra testa ce li fa vivere alla vigilia. Di solito nella nostra mente le prove che ci aspettano sono terrificanti, e ci vedono sempre, o quasi sempre, sconfitti. Per fortuna poi entra in scena la realtà. L’esame. E quasi sempre rimaniamo sorpresi dal risultato, dalla nostra bravura, dalla possibilità che tutto vada per il meglio…".

ALESSIA CHINELLATO

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