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Vaccino, test in Brasile per quello di Oxford e Pomezia

Coronavirus

Il primo lotto del vaccino ChAdOx1, sviluppato presso l’Università di Oxford a cui partecipa anche l’italiana Irbm di Pomezia, è arrivato in Brasile, dove verrà testato su duemila soggetti nelle prossime tre settimane a Rio de Janeiro e San Paolo. Lo studio, riportato sulla Gazzetta ufficiale dell’Agenzia nazionale di sorveglianza sanitaria brasiliana Anvisa, rende il Brasile il secondo paese dopo il Regno Unito a iniziare le procedure di test per l'efficacia dell'immunizzazione contro Sars-CoV-2. “Una delle principali difficoltà che dobbiamo affrontare è che la malattia è in declino, siamo alla ricerca dei luoghi in con tassi di infezione abbastanza alti da determinare l’efficacia dell’immunizzazione”, dichiara Pascal Soriot, amministratore delegato della società AstraZeneca, partner dell’Università inglese per lo sviluppo del vaccino. “Se tutto andrà secondo i piani, come speriamo, entro agosto dovremmo avere un responso sulle potenzialità del farmaco”, prosegue Soriot. A Rio de Janeiro verranno effettuati test su mille volontari, grazie ai finanziamenti e alla coordinazione dell’Istituto per la ricerca e l’istruzione (Idor), mentre a San Paolo la sperimentazione, sponsorizzata dalla Fondazione Lemann, sarà guidata dal Centro di riferimento per l'immunologia speciale (Crie) dell'Università Federale di San Paolo (Unifesp).

Test. “Dalla prossima settimana fino a fine giugno effettueremo i test e lo screening dei volontari, che non devono aver contratto l’infezione. La cosa più importante sarà seguire le regole di sicurezza”, affermano gli esperti, sperando di accogliere molti candidati per la sperimentazione. “La procedura sarà la stessa nei centri di Rio e San Paolo, ci si potrà iscrivere come professionisti sanitari volontari che lavorano nella prima linea di difesa contro la malattia, ma cerchiamo anche adulti tra 18 e 55 anni che lavorano in ambienti ad alto rischio di esposizione, come conducenti di ambulanze, personale di sicurezza e tutti coloro che lavorano in ospedale”, spiegano i ricercatori, aggiungendo che il follow-up durerà un anno, durante il quale i partecipanti saranno monitorati cinque volte, con prelievi di sangue e screening di vario genere. “I parametri con cui valuteremo il farmaco saranno due: efficacia, in base alla percentuale di infetti, e sicurezza, dato che il vaccino non deve assolutamente rappresentare un rischio”, osserva Antonio Carlos Moraes dell’Idor, precisando che esiste una serie di regole e protocolli da seguire durante i test. “Uno dei parametri da inserire, ad esempio, è l’utilizzo di un placebo per il gruppo di controllo, il che significa che non tutti i partecipanti riceveranno effettivamente il vaccino, alla metà dei volontari verrà somministrato il vaccino contro la meningite. Vista l’importanza di questa ricerca, è necessario seguire un indice etico elevato”, sostiene il ricercatore, specificando che se il vaccino contro COVID-19 dovesse rivelarsi efficace, anche i partecipanti restanti riceveranno la dose immunizzante.

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