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Lockdown? Più a tavola e tante pulizie in casa

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Durante il periodo del lockdown, la cosiddetta Fase 1 per arginare la pandemia di coronavirus, un italiano su quattro ha mangiato di più. Lo rileva l'Istat in un report sulle abitudini casalinghe durante questo periodo, e sottolinea che sono i più giovani ad averlo fatto di più (39,5%). 

Tavola. Per quanto riguarda il consumo dei pasti, si legge nel focus, anche se oltre i due terzi dei rispondenti non hanno riscontrato variazioni nel tempo dedicato, più di un cittadino su quattro (27%) ritiene invece di avere impiegato più tempo per fare colazione, pranzo o cena. I pasti sono diventati momenti conviviali anche nei giorni feriali a fronte della presenza della famiglia al completo più spesso che in altri periodi. La quota di quanti hanno dedicato più spazio a queste attività rispetto al periodo precedente è più alta tra i più giovani (41,8% tra i 25-34enni) e decresce con l’età. È interessante poi notare che un quarto della popolazione ha dichiarato di aver mangiato maggiori quantità di cibo e sono proprio i più giovani ad averlo fatto di più (39,5%). 

Cura di sé.  Situazione analoga sul fronte della cura della persona (lavarsi, pettinarsi, truccarsi, ecc.), alle quali il 20% dei rispondenti ha dedicato più tempo: la quota è più alta tra le donne (23,6%) rispetto agli uomini (16,2%).

Pasti. Tra le attività di lavoro familiare la preparazione dei pasti è quella che ha coinvolto il maggior numero di persone, il 63,6%. L’analisi di genere conferma l’esistenza di un forte gap (circa 40 punti percentuali): lo ha svolto l’82,9% delle donne contro il 42,9% degli uomini. Vivere in una famiglia riunita, al netto di quanti hanno continuato a lavorare - rileva l'Istat - ha indotto a dedicare più momenti a questa attività, dando, anche a quanti erano meno avvezzi a svolgerla, la possibilità di cimentarsi in nuove ricette. È, infatti, un terzo dei rispondenti a dichiarare di avervi dedicato più tempo, con nessuna differenza di genere.

Pulizia casa. Le attività di pulizia della casa sono state svolte da più di un cittadino su due (54,4%). Anche in questo caso le differenze di genere sono molto elevate (circa 27 punti percentuali), ma evidenziano un gap minore di quello che si riscontra nelle indagini budget time (46 punti di differenze). La compresenza in casa, il minore impegno lavorativo, le migliori opportunità di conciliare lavoro e famiglia, possono spiegare questa riduzione del gap, nonostante la persistenza di forti differenze di genere. Il 40% di quanti l’hanno fatto vi ha dedicato più tempo, risultato questo ben comprensibile, visto che una maggiore presenza in casa determina, da un lato, una più frequente necessità di svolgere le pulizie di routine, dall’altro, rappresenta l’occasione per dedicarsi anche a pulizie di tipo straordinario. Rientra tra le attività di lavoro familiare anche la spesa che, come tutte le attività che richiedono uno spostamento, ha riguardato meno persone: è uscito per fare a spesa poco più di un cittadino su 10. L’assenza di differenza di genere conferma la spesa tra le attività di lavoro familiare più equamente distribuite tra uomini e donne. Come prevedibile, a causa delle regole per l’ingresso nei punti vendita e delle file che si sono formate, circa un cittadino su due ha dichiarato di avere dedicato più tempo a questa attività.

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