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Bankitalia: con ricaduta in Italia crollo Pil a -13%

coronavirus fase 2

Scenario a tinte nere per il Pil italiano che registrerà una forte contrazione come effetto del lockdown a causa della pandemia di coronavirus. Bankitalia, sulla base delle informazioni al 19 maggio, traccia uno scenario di base sugli effetti dell'emergenza sanitaria sulla nostra economia, ipotizzando che la domanda estera per i beni prodotti nel nostro paese si riduca del 13,% nel 2020 e torni a espandersi nel prossimo biennio. Fermo restando che "ulteriori ripercussioni sull’attività economica" potrebbero derivare dalla caduta dei flussi turistici internazionali e sempre che la diffusione della pandemia rimanga sotto controllo a livello globale e in Italia e che pertanto prosegua la graduale rimozione delle misure di contenimento del contagio, gli esperti di palazzo Koch stimano un crollo del Pil nell'ordine del 9,2% per quest'anno ma fanno sapere di aver tracciato anche uno scenario più pessimista e in questo caso il Pil segnerebbe il -13%.

Pil. Nello scenario base, Bankitalia prevede un calo del 9,2% con una graduale ripresa nel prossimo biennio (4,8 per cento nel 2021 e 2,5 per cento nel 2022). Peserebbero sul risultato di quest'anno, la caduta della domanda estera e dei flussi turistici internazionali e il decremento della domanda interna, in seguito alla sospensione di alcune attività economiche per il contenimento del contagio e alle ripercussioni della crisi epidemica sull’occupazione e sui redditi delle famiglie. Il Pil riprenderebbe a marciare nel secondo semestre grazie al venir meno delle misure di lockdown. Non sarebbe però una ripresa a V, in quanto "le ripercussioni della contrazione della domanda estera e dei flussi turistici e quelle derivanti da comportamenti più cauti di famiglie e imprese avrebbero invece effetti più persistenti, rallentando il ritorno dell’attività produttiva verso i livelli pre -crisi".

Governo. Bankitalia mostra apprezzamento per le misure della politica di bilancio di sostegno diretto alla domanda, incluse nei decreti legge “Cura Italia” e “Rilancio”, che "fornirebbero un contributo significativo nel mitigare la contrazione del PIL nell’anno in corso, valutabile secondo i moltiplicatori tradizionali in oltre 2 punti percentuali". Alcune misure, come la moratoria sul credito e le garanzie sui nuovi prestiti "sarebbero inoltre essenziali a scongiurare il materializzarsi di possibili effetti non lineari associati a gravi conseguenze finanziarie, evitando una crisi di liquidità, mantenendo aperte le linee di credito delle imprese e soddisfacendo il fabbisogno di fondi indotto dalla crisi". I consumi delle famiglie si ridurrebbero quest’anno a ritmi analoghi a quelli del PIL, risentendo principalmente delle limitazioni connesse ai provvedimenti di sospensione dell’attività e della contrazione dell’occupazione e del reddito disponibile, seppure attenuata dalle misure espansive; la ripresa sarebbe in linea con quella del prodotto nel 2021 e più moderata l’anno successivo, "in parte per l’esigenza di ricostituire i livelli di ricchezza colpiti dalla crisi".

Investimenti. Risentendo della incertezza sulle prospettive dell’attività economica, scenderebbero del 15 per cento nel 2020 e recupererebbero circa due terzi della diminuzione nel biennio successivo. Le esportazioni di beni e servizi si ridurrebbero di quasi il 16 per cento nel 2020, riflettendo l’andamento della domanda estera e il sostanziale arresto nell’anno in corso dei flussi turistici internazionali, per poi tornare a crescere nei due anni seguenti. Le importazioni seguirebbero una dinamica simile. Secondo Bankitalia, misurata in termini di ore lavorate, diminuirebbe quest’anno di quasi il 10 per cento, per poi recuperare metà della caduta nel 2021. Il numero di occupati si ridurrebbe tuttavia in misura più contenuta, attorno al 4,0 per cento nel 2020, grazie all’esteso ricorso alla Cassa integrazione guadagni (CIG). L'inflazione rimarrebbe pressoché nulla quest’anno e il prossimo, riflettendo gli effetti della caduta del prezzo del petrolio e del forte ampliamento dei margini di capacità inutilizzata, risalendo gradualmente nel 2022. L’inflazione di fondo risentirebbe nel complesso della debolezza della domanda, rimanendo su valori molto contenuti.

Scenario peggiore. Ma qualora intervenissero altri fattori, ora impossibili da prevedere, quali ad esempio lo scoppio di nuovi focolai, o il deteriorarsi delle condizioni finanziarie, Bankitalia prevede un crollo del Pil del 13,1% per quest'anno. Si avrebbe poi un parziale recupero del 3,5% nel 2021 mentre nel 2022 il Pil segnerebbe il +2,7%. Quali sarebbero le cause di questo disastro? Per Bankitalia, oltre appunto allo scoppio di nuovi focolai, potrebbe determinare un'ulteriore scivolata una caduta della domanda estera più marcata di quella dello scenario di base nell’anno in corso (20 per cento) e una ripresa più graduale nel prossimo biennio, sia del commercio mondiale sia dei flussi turistici". Per Bankitalia, una seconda ondata di epidemia comporterebbe l’adozione di nuove misure di sospensione delle attività economiche per una quota pari a circa il 5 per cento del valore aggiunto per 4 settimane nei mesi estivi e circa il 15 per cento per 6 settimane tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021. Non solo, ma influirebbe un aumento dei rendimenti a lungo termine di circa 50 punti base e un irrigidimento delle condizioni del credito pari a circa la metà di quanto osservato durante la crisi finanziaria globale. Queste ipotesi avrebbero effetti aggiuntivi sul PIL nell’anno in corso rispettivamente di -1,5, -1,3 e -1,2 punti percentuali.

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