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“Riaprire a settembre non è scontato"

Scuola

ROMA «Nessuno sa ancora con certezza cosa accadrà alla scuola nei prossimi mesi e non potrebbe essere diversamente. Siamo nel mezzo di una pandemia. Soluzioni facili non ce ne sono»: per Antonello Giannelli, presidente dell’associazione nazionale dei presidi italiani (Anp), per ora sono solo illusioni le speranze di un ritorno dei figli in classe da parte dei genitori, sfiniti dopo mesi di didattica a distanza.

La ministra dell’Istruzione Azzolina ha assicurato che sta lavorando per far tornare tutti sui banchi da settembre, perché lei è pessimista?
Non è questione di pessimismo, sono solo realista. Percepisco intorno a me molta difficoltà a comprendere  la complessità del mondo della scuola. Che è per antonomasia un luogo di assembramento, proprio quello che dobbiamo evitare in questo periodo.

Ci sarà un incontro con il governo per iniziare ad affrontare le problematiche relative alla riapertura a settembre. Che cosa chiederete voi presidi?
Parteciperemo all’incontro chiedendo che ci siano date con chiarezza le linee guida relative ai livelli minimi di prestazione che dobbiamo garantire. Da lì potremo muoverci in autonomia utilizzando  le risorse a nostra disposizione.

Avete già qualche certezza?
Assolutamente no. Dipende da cosa ci sarà chiesto e dalle scelte che saranno necessariamente politiche. Le faccio un esempio: se mi dicono che è obbligatorio mantenere un metro di distanza tra gli alunni, già so che o mi vengono raddoppiate le aule e il personale, oppure ciò sarà impossibile. Sento qualcuno parlare di ore di lezione da 40 minuti.  Vuol dire che i ragazzi saranno in classe tre ore invece di 5? Possiamo farlo, basta che sia scritto nero su bianco quali sono i livelli minimi di servizio che la scuola deve elargire.

Pensa che siano facilmente attuabili dalle famiglie le entrate e le uscite a scaglioni, come si ipotizza?
Se ci verrà chiesto, ci organizzeremo, come anche sui doppi turni. Purché , lo ripeto, ci vengano date le risorse.

Come faranno i genitori a gestire tutti questi cambiamenti?
La scuola non deve essere percepita dalle famiglie come un parcheggio per i propri figli. Mi rendo contro delle difficoltà di questi mesi. Sappiamo tutti che la didattica a distanza è stata solo un surrogato della scuola, ma ci è servito per portare a termine l’anno scolastico. Voglio ricordare a tutti che la scuola è uno dei posti in cui i virus si diffondono più facilmente. Vogliamo riaprire le scuole e basta? Però vanno messi in conto i morti. Come faranno i genitori, in coscienza, a mandare i propri figli dai nonni, sapendo che possono contagiarli mettendo a rischio le loro vite? Nessuno ha la soluzione in tasca, ma dobbiamo capire bene cosa vogliamo. Fino a che non ci sarà un vaccino, la situazione resterà rischiosa.

In base alle informazioni in suo possesso cosa avverrà il primo settembre?
Quel giorno dovrebbero tornare in classe gli alunni che devono recuperare. Due o tre settimane dopo la campanella suonerà anche per tutti gli altri. In che modo lo vedremo.

VALERIA BOBBI

 

 

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