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Immuni, boom di download Ma è subito polemica

coronavirus fase 2

ROMA È stata scaricata da oltre mezzo milione di italiani l’App Immuni, per il tracciamento e la notifica di eventuali di contatti con persone positive al COVID-19, dopo essere arrivata sugli store degli smartphone con sistema operativo Apple iOS e Google Android nel tardo pomeriggio di ieri. Il download e l'uso attivo da parte degli utenti è essenziale affinché l'app funzioni, si stima infatti che per essere efficace debba essere installata e usata dal 50-60% degli italiani, anche se su questi numeri non tutti sono d'accordo. La ministra Paola Pisano ha espresso grande soddisfazione per il gran numero di download. «Si vede che i cittadini ne hanno capito l'importanza e l'utilità», ha dichiarato. «Ad oggi siamo il primo grande paese d'Europa ed uno dei primi paesi del mondo a usare una tecnologia simile per il contrasto del virus». Tanti italiani hanno scaricato l'app nonostante non sia ancora completamente attiva. La sperimentazione - ossia la ricezione di notifiche nel caso si entri in contatto con un contagiato - partirà l'8 giugno in Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia. Ricordiamo che è anche attivo un sito ufficiale con tutte le informazioni e la documentazione.

La polemica. «È grave che la app Immuni non sia supportata per i modelli di cellulari meno evoluti: è come dire che chi non possiede o non si può permettere di acquistare le versioni più costose dei telefoni può anche rinunciare alla funzione protettiva svolta dalla applicazione». Lo dichiarano Raffaella Paita e Luciano Nobili, deputati di Italia viva, che proseguono: «Non solo Immuni arriva con un imperdonabile ritardo, ma ci arriva male. Le falle nella programmazione fanno sì che dalla sua copertura siano infatti escluse tutte quelle persone che non hanno un telefono abbastanza evoluto, cosa molto frequente per esempio tra gli anziani. Troviamo questo fatto inaccettabile perché la app dovrebbe essere universale e non esclusiva. Cosi si rischia di non proteggere categorie esposte come appunto gli anziani ma anche, riducendo la possibilità di partecipazione a un numero considerevole di persone, di rendere il monitoraggio inefficace». «Chiediamo per questo al ministro Pisano di adoperarsi per correggere al più presto la app e renderla universale», concludono

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