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Visco: Dopo l'emergenza nulla più come prima

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ROMA I tempi e i modi della ripresa dopo la crisi causata dal coronavirus sono "difficili da prevedere". Bankitalia traccia due diversi scenari per l'economia italiana da cui si evince che il Pil per il 2020 potrebbe scendere tra il 9 e il 13%. Il secondo scenario è più negativo ma "non estremo". E se nel primo trimestre il Pil ha registrato una flessione dell'ordine del 5%, "gli indicatori disponibili ne segnalano una caduta ancora più marcata nel secondo", sottolinea il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco nelle considerazioni finali sul 2019. Il ritorno alla normalità è ancora lontano e probabilmente, anche una volta usciti dalla crisi, non ritroveremo più la normalità di una volta: è il senso delle parole pronunciate dal governatore Visco. "Gli interventi di contrasto - riconosce il governatore - hanno rallentato la diffusione del virus; la graduale ma evidente discesa dei contagi ha consentito di avviare la progressiva riapertura delle attività produttive all'inizio di questo mese".

In un mondo diverso

E tuttavia "le conseguenze dell'epidemia sulla nostra vita quotidiana, sulle modalità di interazione sociale, sulle decisioni economiche delle famiglie e delle imprese potranno tuttavia protrarsi ancora a lungo. Ci vorrà tempo per tornare a una situazione di normalità, presumibilmente diversa da quella a cui eravamo abituati fino a pochi mesi fa". Con il dissiparsi della pandemia, avverte Visco, "potremo ritrovarci in un mondo diverso. Se intuiamo, in modo impreciso, e contrastiamo, con forza, la gravità delle conseguenze sociali ed economiche nel breve periodo, per quelle a più lungo termine possiamo solo riconoscere di "sapere di non sapere". È molto difficile prefigurare quali saranno i nuovi "equilibri" o la nuova "normalità" che si andranno determinando, posto che sia possibile parlare di equilibri e normalità". Per affrontare tanta incertezza "è però cruciale, oggi ancora più di prima, che siano rapidamente colmati i ritardi e superati i vincoli già identificati da tempo. Oggi più di prima, perchè una cosa è sicura: finita la pandemia avremo livelli di debito pubblico e privato molto più alti e un aumento delle disuguaglianze, non solo di natura economica. Solo consolidando le basi da cui ripartire sarà possibile superare con successo le sfide che dovremo affrontare".

Poveri sempre più poveri

"Nell'anno in corso i redditi da lavoro risentiranno pesantemente dell'emergenza sanitaria. La contrazione dovrebbe essere più marcata per le famiglie con redditi da lavoro più bassi, tra le quali è più ampia l'incidenza di nuclei con una ridotta disponibilità di risorse finanziarie impiegabili per sostenere i consumi. Questi effetti dovrebbero essere attenuati dagli ammortizzatori sociali e dai provvedimenti che ne hanno previsto il rafforzamento e l'estensione a categorie non coperte": lo si legge nella relazione annuale di Bankitalia. Nel complesso, "per le famiglie che prima dell'emergenza sanitaria erano nel quinto più basso della distribuzione, la riduzione del reddito sarebbe stata due volte piu' ampia di quella subita dalle famiglie appartenenti al quinto più elevato". "Nel primo trimestre del 2020 - si legge - la disuguaglianza della distribuzione del reddito netto equivalente da lavoro, misurata dall'indice di Gini per i nuclei con capofamiglia di età inferiore ai 64 anni e in cui non si percepiscono redditi da pensione (il 58 per cento del totale), sarebbe aumentata di circa due punti percentuali al 37 per cento, toccando il valore massimo dal 2009, anno di inizio della serie storica utilizzata  Gli effetti sul totale delle famiglie sarebbero mitigati dall'inclusionedei nuclei che percepiscono redditi da pensione, sostanzialmente stabili. Per attutire la caduta del reddito, gli ammortizzatori sociali sono stati potenziati inmisura significativa".

Un nuovo contratto sociale

Un pensiero e un riconoscimento alle vittime del coronavirus, alle loro famiglie e agli operatori sanitari è contenuto nelle Considerazioni finali del governatore di Bankitalia. "Stiamo attraversando la più grande crisi sanitaria ed economica della storia recente. Da noi, come in molti altri paesi - scrive il numero uno di Via Nazionale - medici e infermieri hanno dovuto sostenere una pressione senza precedenti. Grazie al loro impegno, prestato in condizioni difficilissime, si sono scongiurate conseguenze ancora peggiori. Ai molti che in questo sforzo sono stati colpiti, alle vittime tutte di questa tragedia, ai loro familiari va il nostro primo pensiero". Un nuovo 'contratto sociale' per uscire tutti insieme dalla crisi. È quanto auspicato dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nelle Considerazioni finali lanciando "un nuovo rapporto tra Governo, imprese dell'economia reale e della finanza, istituzioni, società civile; possiamo non chiamarlo, come pure è stato suggerito, bisogno di un nuovo "contratto sociale", ma anche in questa prospettiva - sottolinea il numero uno di Via Nazionale - serve procedere a un confronto ordinato e dar vita a un dialogo costruttivo".

Rompere con il passato

Quanto alle cose fatte finora, Visco riconosce al governo italiano di essersi "mosso secondo le medesime priorità che hanno guidato gli interventi a livello internazionale, concentrandosi sulla capacità di risposta del settore sanitario e sugli aiuti ai lavoratori, alle famiglie, alle imprese".  E ricorda che, tra marzo e maggio, sono state varate misure che accrescono il disavanzo pubblico di quest'anno di circa 75 miliardi, il 4,5 per cento del prodotto. L'Italia può farcela a superare la "crisi senza precedenti" innescata dalla pandemia di coronavirus. Nonostante le "profonde ferite" subite, il Paese ha "punti di forza" che rendono possibile questa prospettiva, ma deve "rompere le inerzie del passato e recuperare una capacità di crescere che si è da troppo tempo appannata". Insomma, deve operare una vera e propria "rottura rispetto all'esperienza storica più recente". Il numero uno di Bankitalia non perde la speranza e assicura che "le opportunità in prospettiva non mancano" e "il Paese ha i mezzi per coglierle". "Oggi - scrive Visco - da più parti si dice: "Insieme ce la faremo". Lo diciamo anche noi". Ma per Visco queste parole non devono essere dette "solo con ottimismo retorico, bensì per assumere collettivamente un impegno concreto. Ce la faremo con scelte mature, consapevoli, guardando lontano. Ce la faremo partendo dai punti di forza di cui qualche volta ci scordiamo; affrontando finalmente le debolezze che qualche volta non vogliamo vedere". Le ultime parole delle Considerazioni finali del governatore, quelle che, in genere, contengono il messaggio più alto, puntano in questa direzione: "Molti hanno perso la vita, molti piangono i loro cari, molti temono per il proprio lavoro. Nessuno - conclude Visco - deve perdere la speranza".

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