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Così una nuova ondata farebbe strage di imprese

Coronavirus

Il 15,5% delle imprese italiane è a rischio di fallimento nel caso di nuove ondate del Covid-19, con ulteriori lockdown che potrebbero durare fino a sei mesi. ​È l’allarme che emerge dallo studio 'Impact of the Coronavirus on the Italian non-financial corporates' di Cerved Rating Agency, agenzia di rating del Gruppo Cerved, che aggiorna in senso peggiorativo la precedente rilasciata a febbraio, in cui a rischio fallimento nel caso più drastico era un’azienda italiana su dieci. La probabilità di questo scenario è 'bassa', secondo gli analisti di Cerved Rating Agency, ma gli effetti potenzialmente molto pesanti: con un peggioramento così marcato dello scenario macroeconomico e un elevato rischio Paese, la probabilità di default triplicherebbe (dal 4,9% attuale al 15,5%), con punte del 22% nelle costruzioni, del 19,1% in hotel e ristorazione, del 18,9% nei servizi. 

Scenari.    Cerved Rating Agency, che ha condotto lo studio su un campione di circa 30.000 imprese non finanziarie italiane, ha ipotizzato tre scenari. ​Nel primo, il più ottimistico definito 'soft' (che prevede circa un mese e mezzo di lockdown), la probabilità di fallimento per le imprese dei settori analizzati si alza nella media di un punto rispetto a inizio marzo al 7,7% (nessuno stop previsto nel mese di maggio) per crescere del 9,7% nel caso intermedio e balzare al 15% nello scenario più pessimistico (il caso 'hard'), quello in cui l'evoluzione dei contagi richiedesse fino a sei mesi complessivi di lockdown, con effetti depressivi sull’economia e un aumento del rischio Paese". "​Questo deterioramento complessivo dei profili di rischio - si legge nell'analisi Cerved - è una conseguenza diretta di un livello di redditività più basso e un peggioramento della struttura finanziaria delle aziende.  

Default. Nello scenario 'hard' la probabilità di default media stimata nell’intervallo considerato è pari a 15,5% e varia tra 6,5% e 22,0% in base allo specifico settore. Questo risultato è dovuto al fatto che lo scenario presenta - si legge - un peggioramento "molto marcato rispetto alla situazione economica pre-crisi e il comportamento del portafoglio dei soggetti retati segue questo notevole incremento atteso della rischiosità". È dunque il settore delle costruzioni, con il 22% delle imprese a rischio default nello scenario più pessimistico, a essere il più colpito. Seguito da tutto ciò che ruota attorno al turismo, a cominciare dagli alberti e dalla ristorazione. Nel settore manifatturiero l'impatto più gravoso è invece per l'auto, con il crollo delle vendite registrato negli ultimi mesi per via delle restrizioni alla mobilità.

Chi resiste.    Insieme ai settori più colpiti, l'analisi prende anche in considerazione quelli 'risparmiati' dalla crisi, definiti come 'maggiormente resilienti', quelli quindi con meno rischio di default. Innanzitutto i servizi di comunicazione e informazione (la cui probabilità di fallimento si abbassa al 12,7%), seguiti dall'industria farmaceutica (11,4%)  el'agricoltura (10%). Poi ci sono il commercio all'ingrosso e al dettaglio di generi alimentari (7,9%), l'industria alimentare (6,8%) e le farmacie (6,5%).

Rischio. Il rischio aumenterà in misura maggiore per le imprese piccole (dal 10,7% al 21% per le micro-imprese) e meno strutturate (28% per le imprese individuali); dal punto di vista geografico, la probabilità di default è attesa in forte crescita in tutta la Penisola, con un picco del 17,8% nel Mezzogiorno (dal 9,3%). ​In generale, è atteso un deterioramento complessivo dei profili di rischio, come conseguenza diretta di un livello di redditività più basso e un peggioramento della struttura finanziaria delle aziende. L’applicazione degli scenari negativi determina uno spostamento delle entità valutate verso le classi di rating peggiori, con migrazione da posizioni di investment grade a speculative grade dal 16% nel caso soft, fino al 42% nello scenario hard. L’innalzamento del rischio si traduce in un aumento dei default attesi. In base alla gravità dello scenario, e stimando alle condizioni attuali una probabilità di default pari a 4,9%, si sale, nell’ipotesi soft, al 7,7%, mentre nello scenario intermedio sale al 9,7% e arriva al 15,5% nello scenario hard. Questo notevole aumento del rischio deriva dalla particolare severità dello scenario, in cui si ipotizza una pandemia con effetti gravi e duraturi. L’innalzamento della probabilità di default non sarà omogenea, ma risulterà molto differenziata tra i settori, non solo per il diverso impatto del Covid19, ma anche per le tendenze che potrebbero emergere nell’era post-Covid.

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