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Alessandro Longobardi: «Più supporto ai teatri»

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ROMA Dopo diversi giorni dalla chiusura dei teatri romani legata all’emergenza Coronavirus,  Alessandro Longobardi, direttore artistico e organizzatore del Teatro Brancaccio e della Sala Umberto, fa il punto della situazione nella Capitale.

È realistico pensare che i teatri a Roma possano riaprire ad aprile?
«Dipende dalle valutazioni che le autorità faranno da qui a quella data. Credo che qualche indicazione importante l’avremo dall’Oms attorno alla metà del mese».

Esiste una prima stima dei danni che provocherà questa chiusura forzata? 
«Al momento non abbiamo dati aggregati per l’intera città. Sicuramente parliamo di diversi milioni di euro, tra incassi mancati e i costi vivi ineliminabili delle strutture e delle produzioni».

Come mai nessun teatro di Roma, prima di quest’ultimo decreto, ha continuato l’attività seguendo le direttive ministeriali sulla distanza di sicurezza contenute nel decreto del 4 marzo? 
«Perché seguendole, si sarebbe potuto occupare al massimo il 20% delle sale, con incassi che non sarebbero riusciti a coprire tutte le spese. Nulla da eccepire sulla necessità di mettere la salute davanti a tutto, ma a certe condizioni è meglio stare chiusi».

Quale potrebbero essere gli interventi statali secondo lei incisivi per alleggerire la situazione dei teatri, soprattutto di quelli privati? 
«Cassa integrazione estesa alle piccole e medie imprese culturali, credito d’imposta anche per il teatro ed anche facilitare l’accesso al credito.  Nelle banche, per noi, è molto  difficile farsi prendere in considerazioni per prestiti d’impresa, visto che operiamo in questo settore».

DOMENICO PARIS

 

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