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Il cambio di abitudini e il futuro che ci aspetta

Maurizio Guandalini

E le palle ancora mi girano. L’ansia di contagio che scavalla ogni minimo altro approccio sentimentale tra le persone, si imbriglia nella sociologia facile del dopo lavoro comunale. Quanto è bello cambiare le abitudini. Alcuni amici mi scrivono brindando all’eremitaggio forzato che permette loro di fare cose che rimandavano da tempo. Sti cazzi. Che goduria feriale deve essere. Come i consigli del karma di girare a piedi, nel verde, meditare, cogliere la faccia migliore della qualità di vita ritrovata. Certo, ma chi paga? E’ indiscutibile che il coronavirus è il rovescio della crisi ambientale. Meno macchine, meno traffico, è sinonimo di aria pulita.
Non conto le volte che mi lavo le mani. Ho consumato un barile di gel disinfettante. Vado a stipulare l’assicurazione. Sotto l’acqua, a casa, prima di uscire. Arrivo in ufficio, appena entro altra sciacquata. Firmo le pratiche. Esco. Altra doccina. Ci avvieremo a una pulizia brillante. Meglio, per me, va con i saluti. Lodi al namasté, via l’insopportabile stretta di mano, prova di carattere, energica, penalizzante, se molliccia, vuota di sé.  Men che meno digerisco agevolmente, muah muah, i baci sulle guance, tronfi di creme scadute e fondi tinta ciupa ciupa. 
Si tratta non di grandi rivoluzioni epocali. Di fronte al clima di sospetto che monta in città e paesi dove la trasmissione epidemica è accentuata. Chi sarà chi l’ha presa. Ma se non si sanno i nomi come si fa sapere se l’ho pescata  anch’io?
C’è attesa sul the end. Nella discussione, acerba, globalizzazione sì, globalizzazione no, constatiamo, anche qui, che qualcosa cambierà. Nel 2008, crisi spaventosa, corsa alle regole per blindare il mercato, non se ne fece nulla.  Perché pur con le lacune gravi emerse sul fronte della sicurezza, la globalizzazione è una gioiosa macchina da guerra che ha reso più ricchi, ridotto i costi, massimizzato i profitti. Finché non c’è una alternativa altrettanto gaia, il cambio di abitudini temporaneo non potrà alcunché verso il Dio denaro.

MAURIZIO GUANDALINI

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