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Idlib, tensione altissima Mosca invia navi e missili

SIRIA

Tensione altissima in Siria. Il ministero della Difesa turco ha reso noto che 329 militari dell'esercito di Damasco sono stati colpiti dall'esercito di Ankara nella provincia di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria. L'offensiva della Turchia ha colpito circa 200 postazioni ed obiettivi appartenenti all'esercito di Bashar al-Assad, come confermato dallo stesso ministro della Difesa, Hukusi Akar, dopo che ieri sera è giunta la notizia della morte di 33 militari turchi, che porta a 52 il totale dei militari di Ankara uccisi in bombardamenti del regime di Damasco negli ultimi 18 giorni. Ma la Russia ha annunciato oggi che invierà due navi da guerra armate con missili da crociera verso la costa siriana e ha incolpato Ankara dell’uccisione dei 33 soldati turchi nella regione di Idlib avvenuta ieri.  Il ministro della Difesa russo è stato citato dall’agenzia RIA oggi sostenendo che le truppe turche sono state colpite dall’artiglieria dell’esercito siriano e che Ankara non aveva avvisato Mosca della presenza delle sue truppe in quell’area.    Secondo il ministro “le truppe turche non avrebbero dovuto trovarsi in quel luogo” e gli aerei russi “non hanno condotto attacchi sull’area in quel momento.” Con l’aumento delle tensioni tra Mosca e Ankara l’agenzia Sputnik ha rivelato che la flotta russa del Maro Nero ha inviato due navi da guerra equipaggiate con missili da crociera Kalibr verso le acque della costa siriana.

COSA DICE L'ARTICOLO 5 DELLA NATO

Nato. "Sentite condoglianze" per la morte dei soldati turchi, "solidarietà" ad Ankara e "condanna per i continui raid aerei indiscriminati da parte del regime siriano e della Russia" nella regione: così il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, al termine della riunione d'emergenza richiesta da Ankara, dopo che nella notte sono morti 33 militari turchi in un raid aereo delle forze siriane.  L'Alleanza atlantica ha chiesto a Damasco e ai suoi alleati di "fermare la loro offensiva, rispettare il diritto internazionale e sostenere gli sforzi Onu per una soluzione pacifica". "Questa pericolosa situazione deve subire una de-escalation, per evitare un ulteriore peggioramento della orrenda situazione umanitaria nella regione e per permettere l'accesso umanitario urgente per coloro che sono intrappolati a Idlib", ha continuato Stoltenberg, esortando a "un immediato ritorno al cessate il fuoco del 2018".     "La Turchia è l'alleato Nato più colpito dal terribile conflitto in Siria, quello che ha sofferto il maggior numero di attacchi terroristici e che ospita milioni di rifugiati", ha concluso, sottolineando che l'Alleanza "continua a sostenere la Turchia con una serie di misure".

Mosca. La Russia non pensa che la situazione a Idlib, in Siria, ricada sotto l’Articolo 5 del Patto Atlantico, che stabilisce consultazioni collettive e difesa in caso di minaccia a uno Stato membro della Nato. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov. “Non penso che quanto sta accadendo in Siria possa essere descritto come una situazione prefigurata da questa parte del Patto, che dichiara la natura prettamente pacifica e difensiva dell’Alleanza del Nord Atlantico e prevede misure di risposta a un attacco a uno Stato membro Nato”, ha spiegato Lavrov in una conferenza stampa.     Commentando la richiesta della Turchia di tenere consultazioni con gli altri membri Nato dopo l’escalation di tensione a Idlib, Lavrov ha sottolineato che “ogni membro dell’Alleanza ha il diritto” di fare una tale richiesta.

Migranti. Il ministero degli Esteri turco ha reso noto che la apertura delle frontiere con l'Unione Europea ai migranti "continuerà", considerato l'aggravarsi della situazione a Idlib, nel Nord-Ovest della Siria. "Siamo il Paese che ospita il più alto numero di rifugiati al mondo e non è cambiato niente nella nostra politica di accoglienza", ha poi aggiunto il portavoce del ministero Hamy Aksoy.

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