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«Una partita di pallone non è mai solo un gioco»

Francesco Pannofino La partita

CINEMA Una partita di calcio tra ragazzini che diventa una partita per la vita. O per la morte. Una partita che diventa un crocevia senza ritorno anche se sembra una partitella come tante. È “La partita” (da giovedì in sala) firmato da Francesco Carnesecchi per cui «la passione totalizzante per il calcio è l’angolo attraverso il quale vengono messi in prospettiva tutti i personaggi. A metà strada tra una fede e una droga, il calcio qui non è mai solo un gioco».

Protagonista un intenso Francesco Pannofino che così sintetizza il film: «Direi che racconta delle condizioni umane, delle debolezze e delle meschinità che ruotano attorno al mondo del calcio e non solo. C’è molto di più rispetto a una partita di pallone, c’è una profondità di racconto che vale la pena guardare con attenzione».

Chi è il suo personaggio?
«Un allenatore burbero ma di sani principi. Quando ho letto la sceneggiatura, ho rivisto in lui il mio vecchio mister di quando giocavo da ragazzino. Mi sono ispirato a lui, alla passione che ci metteva per far stare bene i ragazzi».

E cos’altro le ha fatto pensare una storia che somiglia a quella che sfiora tanti ragazzini?
«Le scene del film mi hanno ricordato i campi dove giocavo. La polvere, la periferia. Mi ritrovavo ad andare a giocare in quartieri che non sapevo neanche esistessero ma erano lì nella stessa città, quando tutto era diverso».

 

 

SILVIA DI PAOLA

 

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