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«Momentum è la vertigine della maturità»

Calibro 35

MUSICA «Momentum è nato in pochissimo tempo e senza pensarci troppo. Avevamo da poco finito il tour di Decade e avevamo necessità di fare qualcosa di più snello. Magari con qualche MC della scena hip hop internazionale come collante. Per cui siamo partiti dall’idea di fare delle basi “rappabili” suonate live con strumenti e senza uso di sampling. Momentum è nato così».
Parola di Enrico Gabrielli, uno dei fondatori dei Calibro 35, una delle realtà più interessanti della nuova musica italiana, in concerto venerdì alle 21,30 al Monk. La band milanese presenta i brani del nuovo album “Momentum”.

Quali sono i principali elementi di novità del disco rispetto ai vostri precedenti lavori?
«Snellezza e affrancamento dall’immaginario retrò. Una volta finito e uscito dalle stampe ci siamo resi conto che l’obiettivo era stato centrato».

Quali sono stati e quali sono i vostri principali punti di riferimento musicali?
«All’inizio decisamente i capisaldi della colonna sonora italiana Anni ‘60 e ‘70. I soliti Bakalov, Ferrio, Ortolani, Cipriani, Nicolai, Lesiman. Ora abbiamo preso a piene mani dalle esperienze del nuovo jazz internazionale: Thundercat, Robert Glasper, Esperanza Spalding, Jaga Jazzist. Ma senza rendercene conto nel calderone è finito dentro tutto quello che c'è in mezzo e che viene direttamente dal nostro sub-cosciente storico come il post rock dei Tortoise o le esperienze hip hop d’avanguardia di un Dj Signify».

Siete sulle scene come band da più di dieci anni: come è cambiato nel tempo il vostro approccio alla composizione?
«Siamo sempre i soliti ma con meno tempo a disposizione. Quindi siamo costretti a fare meglio in poco tempo e c’è sempre meno disponibilità di concederci ai tentativi. O la va o la spacca. La vertigine della maturità. “Hic et nunc” prepotente. Tanto per dire cose in stile Momentum...».

Cosa significa per voi oggi fare musica?
«Ci vorrebbe troppo spazio per dire quello che servirebbe dire. In breve: la musica è “tempo colorato”, e noi siamo felici di fare i pittori».

 

 

STEFANO MILIONI

 

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