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Prove generali di reazione

Maurizio Guandalini

Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà. Ieri, sulla prima pagina del The Wall Street Journal, in alto, bella grande  campeggiava la foto di abitanti di Casalpusterlengo, carrello e mascherina muniti, mentre facevano la coda per entrare al supermercato.  Lo stesso su El Pais. The New York Times ha aperto con fotona di Venezia soffusa e deserta, tra la nebbia. Il carnevale spento.  Come è triste Venezia, tale e quale la sofferenza maciullata, solitaria, della canzone di Aznavour, “soltanto un gondoliere che guarda verso te”.  
Ne usciamo con il mondo che ha messo in quarantena l’Italia. Quelle tre o quattro robette, Venezia-la moda- il cibo, che ci rendono grandi, sfregiate da un contagio inarrestabile. Sentire messaggi rivolti all’estero, turisti venite da noi perché il pericolo non c’è,  è nevrosi di qualcuno che ha smarrito la rotta perché  il comandante si è rinchiuso nel cesso. Ho avuto contatti con uffici di Milano, la sola capitale indigena dai fumi europei e, a occhio, avventurandomi tra le vie, mancava la Nebulosa Mutara a sostenere il mio girovagare a vuoto, come nel film The Day After. La terza guerra mondiale non c’è stata. Ma sono prove generali di reazione di fronte ad eventi imprevedibili e distruttivi. Più della mente che del corpo. Più delle relazioni che della telefonata. Ricostruire la fiducia, il cerchio della comunità, non sarà affare di qualche settimana. Se le inframmezziamo, poi,  di polemiche è angheria. Razionalità e responsabilità. Le vorremmo dalla scienza che non ha fatto un gran figurone. Si è innescato uno spettacolino tipico del divismo tv. In barba ai politici. In difetto, loro, di una guida decisa. Dettata non esclusivamente dalle provette ma dal buon senso. Quel due più due uguale a quattro, partire dalle radici e non arrivare alle conseguenze. Che ci rende tanto pasticcioni.

MAURIZIO GUANDALINI

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