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Il turismo low cost che affossa la città

Roma

ROMA Gli affitti brevi offerti su piattaforme online interessano oltre 13 milioni e mezzo di visitatori l’anno, circa il 56% dell’offerta turistica complessiva della Capitale, ma l’economia cittadina non ne trae beneficio, anzi.

Lo sostiene la ricerca realizzata da Sociometrica per conto dell’Ente bilaterale del turismo nel Lazio (Ebtl), che ha anche intervistato un campione di mille turisti. Gli affitti brevi (la media è di tre giorni) sfuggono a qualsiasi monitoraggio: basti pensare che il 65% degli ospiti non viene registrato, che l’11% non rilascia nemmeno un documento, e che oltre il 14% non paga la tassa di soggiorno, provocando in questo caso un’evasione pari a 50 milioni di euro l’anno. Milioni di turisti fantasma non censiti, che affollano i trasporti, producono tonnellate di rifiuti e implementano il traffico cittadino, senza alcuna possibilità di pianificazione. Un fenomeno che negli ultimi tre anni è cresciuto del 46%, a danno delle strutture alberghiere ed extra alberghiere.

Ma il danno, secondo la ricerca presentata ieri all’ara Pacis riguarda anche i cittadini di Roma: l’aumento degli affitti fantasma, molto remunerativi (si va dai 2.000 ai 6.000 euro al mese) ha tolto dal mercato degli affitti a lungo termine,  e a prezzi “umani”, decine di migliaia di abitazioni, delle quali solo la metà è nel centro storico.

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