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Il Sultano, lo Zar e gli opposti fronti

Maurizio Zuccari

Distratti dal coronavirus e dalla caccia a Salvini, i media non si sono accorti d’un paio di fatti che ci riguardano da presso. A Idlib come a Tripoli, due fronti di guerra sono al punto di svolta, con la fine di due battaglie che segneranno gli equilibri politici dell’area mediterranea e mediorientale negli anni a venire. 
In entrambi i casi si trovano su opposti fronti Russia e Turchia, l’una contro l’altra armate. L’ultima roccaforte jihadista in Siria resiste all’offensiva di Damasco grazie ai turchi, il secondo esercito della Nato, intervenuto pesantemente e direttamente a sostegno dei ribelli messi in campo da Ankara. 
Considerate le perdite dell’offensiva, cento regolari siriani ogni dieci soldati turchi, per non parlare dei miliziani iraniani e turcomanni, il saldo non è positivo per Assad. Gli israeliani continuano a sparacchiare razzi e gli americani a presidiare pozzi, mentre gli altri si scannano tra loro. Non diverso appare lo scenario libico. Qui la sedicente volpe del deserto, il maresciallo Haftar, in procinto di papparsi quel che resta del paese, forte d’alleati del calibro degli Emirati e dell’Egitto, per non dire di Francia, Russia e Usa – l’ex caporione di Gheddafi è stato anni a libro paga della Cia – s’è visto sbarrare la via di Tripoli dai carrarmati turchi e da qualche migliaio di jihadisti ricollocati da Aleppo. Capaci di rivitalizzare Al Serraj assai più delle chiacchiere di Di Maio, anche se il suo moribondo governo regge botta solo in pochi quartieri tripolini. In entrambi i casi l’attivismo di Erdogan – che per non por tempo in mezzo è corso a Kiev per promettere agli ucraini di dar loro manforte in Donbass – ha rimescolato le carte di giochi che parevano fatti, e preso a pizze la Russia e i suoi alleati. Putin sarà pure uno zar in casa ma fuori gioca di rimessa, sotto schiaffo del sultano. Ma niente è deciso e tutto possibile, pure una tregua e una stretta di mano tra i due Giani bifronte. Persino che i media si sveglino dal torpore.

MAURIZIO ZUCCARI

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