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Io a Nottingham, dissociato dalla cronaca

Maurizio Baruffaldi

Mi sono dissociato dalla cappa della cronaca, andando a trovare mia figlia a Nottingham. Il cuore dell’Inghilterra ti appare come “un altro mondo”, e davvero, la Brexit non stupisce. Sono stati i giorni del meteo estremo: vento ghiacciato, pioggia, sole e neve si sono alternati rapidamente, e nonostante il freddo implacabile mi sono goduto la meraviglia delle nuvole che corrono. O la fila improvvisa di cinquanta metri sul marciapiede, composta e paziente: tu italiota diventi curiosissimo, invece niente, stanno solo aspettando il bus a due piani. L’autista controlla e fa, tickets e abbonamenti, e può anche perdere lunghissimi minuti a ogni apertura porte, ma nessuno si sogna di alzare un minuscolo lamento.  Oltre che sulle nuvole in gara, ho tenuto spesso gli occhi puntati sui display delle fermate: il tempo mancante avanzava e indietreggiava come un folletto. 
Abbiamo affittato una camera, e non ci hanno controllato i documenti, non li hanno tenuti in ostaggio, non hanno controllato nulla. Avevamo un’uscita privata e laterale; abbiamo pagato all’arrivo e ce ne siamo andati lasciando le chiavi in una cassetta. La furbizia non è prevista. 
Appena cala il sole si svuotano i negozi e si riempiono i pub. Dove intorno a una pinta trovi tutte le generazioni e le classi sociali. La vedi, la riconosci, esiste una comunità, intorno ai suoi riti. Che ti parla con un inglese rapido, impastato, e hai voglia a dire: “Slowly, please!”: l’informazione ti viene ripetuta identica alla prima volta. 
All’aeroporto, oltre al bagaglio, ogni passeggero ha fatto la sua danza nella cabina del body scanner, per poi farsi palpare interamente dal personale addetto, delicato ma insistente; ai limiti del massaggio. 
Dal clima artico anglosassone ci siamo ritrovati poi in un’assurda primavera lombarda, e in una hall dell’aereoporto intasata e caotica. Spiccavano un buon numero di camici bianchi e mascherine azzurre. Armati di una pistola. Che veniva puntata sulla fronte di ogni passeggero. Misuravano la temperatura. Un altolà di un paio di secondi, prima del via libera. Avevo dimenticato anche il virus bastardo. Nella terra della Corona.

MAURIZIO BARUFFALDI

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