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Prescrizione, governo si salva per due voti

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ROMA Giornata ad altissima tensione quella vissuta ieri dalla maggioranza sul tema prescrizione. Nelle commissioni congiunte Bilancio e Affari costituzionali della Camera Italia Viva ha votato a favore di un emendamento presentato da Magi (+Europa) - e sostenuto da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega - che chiedeva di sospendere la riforma Bonafede sino al 31 dicembre 2023. L’emendamento è stato respinto con due voti di scarto (42 a favore e 44 contrari). Il successivo voto sul “lodo Annibali”, con richiesta di sospensione di un anno della riforma della prescrizione, è slittato ad oggi. Mentre è sfumata ogni ipotesi di emendamento governativo nel Milleproroghe.

«Ha vinto il buonsenso»

«Ha vinto il buonsenso, non è che ha vinto Italia Viva o che ho vinto io - ha commentato Matteo Renzi, che tiene nel cassetto la mozione di sfiducia contro Bonafede - se in mezzo a tutti i problemi che abbiamo: coronavirus, produzione industriale che crolla, l’Italia si fosse messa a fare una crisi sulla prescrizione ci avrebbero ricoverati tutti quanti. Dunque un primo passo in avanti». «Siamo basiti - la replica dei dem - c’è poco da esultare dalle parti di Italia Viva: se per ancora altri mesi sarà in vigore la legge Bonafede sulla prescrizione è solo merito loro, visto che si sono opposti alle modifiche».

«Renzi fa un favore a Salvini»

Più duro lo stesso Guardasigilli Bonafede: «Non voglio piantare bandierine, ma lavorare nell’interesse dei cittadini - ha detto il capo delegazione del M5S - ciascuno è libero di fare ciò che vuole, anche di decidere se stare in maggioranza o all’opposizione». Pesante anche il commento del segretario Pd, Nicola Zingaretti: «Come volevasi dimostrare - ha dichiarato rivolto ai renziani -  dicevano di voler allargare il campo ai moderati per sconfiggere Salvini. Sono diventati estremisti che frammentano il nostro campo e fanno un favore a Salvini».

No alla retroattività su Spazzacorrotti

Intanto l’Avvocatura dello Stato ha sostenuto in udienza davanti alla Corte Costituzionale - che esaminerà oggi le questioni di legittimità - che non va applicato in via retroattiva il divieto di misure alternative e di benefici penitenziari per chi è condannato per reati di corruzione, introdotto con la legge “Spazzacorrotti”.

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