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Cardiologia, quali rischi senza i "maestri"?

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L’importanza del percorso accademico e professionale, al fianco dei vecchi “maestri” del settore, patrimonio di conoscenze e visione d’insieme oggi sempre più difficile da valorizzare e, di conseguenza, da tramandare. Vuoi perché l’avvento delle nuove tecnologie – supporto fondamentale, ci mancherebbe, per la formulazione di diagnosi e per la prescrizione di terapie – che ha nei fatti “frazionato” sempre più, in piccoli orticelli, il terreno della specialistica un tempo onnicomprensiva. Vuoi perché la frenesia del nuovo millennio ha condizionato anche i tempi di maturazione di un giovane “dottore”, anticipando in maniera mascherata il suo ingresso nel mondo del lavoro ancor prima di aver terminato il suo percorso formativo.

Sarà un momento di riflessione importante, sulla cardiologia, innanzitutto, ma anche sul mondo universitario nel suo complesso, l’evento in programma la mattina di venerdì 14 febbraio - data gettonata dagli innamorati ma anche Giornata mondiale delle cardiopatie congenite - al Policlinico “Umberto I” di Roma. Un appuntamento in cui ricercatori, esperti e vertici del mondo accademico e scientifico italiano (tra i presenti il Magnifico Rettore, prof. Eugenio Gaudio, la Preside di Facoltà, prof.ssa Antonella Polimeni, il prof. Guido Alpa e il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro) si confronteranno con le esperienze di tre professori giunti al 25° anno di cattedra in Cardiologia: Giuseppe Ambrosio (Perugia), Francesco Fedele (Roma), Sabino Iliceto (Padova).

“Siamo stati gli ultimi ad affrontare il concorso a cattedra su base nazionale – racconta il prof. Fedele, ordinario di Cardiologia presso l’Università di Roma “La Sapienza”, Policlinico ‘Umberto I’ – e abbiamo vissuto a diretto contatto con i ‘maestri’ che hanno reso autonoma la disciplina di Cardiologia dalla Medicina interna, con un salto culturale e ripercussioni notevoli in termini assistenziali, didattici e scientifici”.

“Abbiamo avuto la fortuna di vivere lo sviluppo tecnologico della nostra specialità con ricadute nelle possibilità diagnostiche e terapeutiche. Nel tempo, però – puntualizza ancora Fedele – si è assistito anche ad un’eccessiva frammentazione delle competenze superspecialistiche cardiologiche, che rischiano di impoverire l’impatto culturale della nostra disciplina in termini di gestione a 360° del paziente cardiologico complesso, senza dimenticare il pericolo di un intempestivo inserimento nel mondo del lavoro di personale medico che, in un settore così delicato come quello cardiologico, non ha ancora completato tutto l’articolato e complesso iter di formazione e di acquisizione di piena autonomia professionale”.

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