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Bong Joon-ho racconta il serial killer coreano

Memorie di un assassino

ROMA Donne di ogni età,  preferibilmente con qualcosa di rosso addosso, sotto la pioggia e sempre dopo che la radio ha trasmesso una certa canzone. Agiva così il  primo serial killer coreano di cui abbiamo notizia. Dieci vittime di varie età, da una nonna 71enne ad una scolaretta di 13 anni, una violenza sempre più audace e nessun indizio.

Tutto iniziò nel 1986:  furono mobilitati più di 300.000 agenti di polizia e furono interrogati oltre 3000 sospettati.

La storia di questa caccia all'uomo, con agghiaccianti annessi e connessi, è ora un film , “Memorie di un assassino” (dal 13 in sala), firmato da quel Bong Joon-ho che al momento corre in pole position nella corsa ai prossimi Oscar con “Parasite”.

A spiegare come è nato il film ci pensa lo stesso regista: «Amo i polizieschi ma ho scoperto che le condizioni reali di un caso di omicidio non si conformano alle convenzioni del genere giallo. Non è “Il silenzio degli innocenti” dove c'è un thriller intellettuale che mette l’uno contro l’altro il detective e il criminale. Nella realtà di solito questo non accade, tutto è più disordinato. E io desideravo mostrare la realtà in cui il comico coesiste con l’orribile».

SILVIA DI PAOLA

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