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Sulla prescrizione tensioni e trattative

PARLAMENTO

ROMA Nonostante il Guardasigilli Alfonso Bonafede si chiami fuori dalle trattative («non ne sono a conoscenza»), va avanti la mediazione nella maggioranza per cercare un’intesa sulla prescrizione. Ma, al momento, un accordo appare ancora lontano. Pd e Leu, che tentanto di gettare acqua sul fuoco stigmatizzando le «prove muscolari», ritengono che un punto di caduta possa essere il cosiddetto “lodo Conte bis”, ovvero la sospensione della prescrizione solo in caso di sentenza di condanna confermata in appello. Una soluzione che, però, non viene ritenuta sufficiente per i renziani, impegnati per l’intera giornata in un duro scontro con i 5 stelle.

E anche tra i dem c’è chi la ritiene una proposta «debole». Per Iv l’unica strada percorribile e «accettabile» è un rinvio, ovvero la sospensione della riforma almeno per un anno, in attesa che si vari la più complessiva riforma del processo penale. Fatto sta che dell'annunciato nuovo vertice ad oggi non c’è traccia e la prescrizione continua a dividere la maggioranza, con Italia viva che torna a minacciare: i nostri voti sono decisivi al Senato. Minacce che, stando alla ressa di dichiarazioni, sembrano non scalfire i pentastellati, che tengono il punto e anzi contrattaccano: «Noi siamo decisi ad andare avanti, non abbiamo timori né paure», premette il ministro Federico D’Incà.

In mattinata è stato lo stesso Bonafede a mettere in chiaro di non voler retrocedere, annunciando che, al massimo tra dieci giorni, porterà in Cdm il ddl sul processo penale e «lì ognuno si assumerà le sue responsabilità». Quanto a Italia viva, «si comporta come fosse all’opposizione», con testi che sembrano scritti «da Salvini o Berlusconi», dice Bonafede. 
Tra i due litiganti prova a incunearsi il Pd, che spinge per il rinvio: «Se si fa il rinvio siamo i più contenti del mondo perché un rinvio ci darebbe modo di affrontare con più calma la riforma del processo penale», afferma l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando.

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