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Scuole civiche tra tagli e rilancio

Milano

La parola d’ordine del presidente della Fondazione scuole civiche di Milano Stefano Mirti è pensare in grande, immaginando un futuro Politecnico delle arti in un unico campus dove coabitino le 4 scuole storiche: la civica scuola di musica fondata nel 1862, la Paolo Grassi di teatro e la Visconti di cinema nate negli anni 50 e la più recente scuola di traduzione e interpretariato. Un progetto che attragga  nuovi soci e quindi soldi, oltre al socio unico attuale, il Comune di Milano. Mirti ha indicato la strada ieri in occasione del ventennale della Fondazione davanti al ministro dei Beni culturali Bario Franceschini, al sindaco Giuseppe Sala e all’assessore alla Cultura Filippo Del Corno.
Se quello è il futuro il presente lo hanno rappresentato studenti e docenti che protestavano in piazzetta Reale, dopo che i tagli annunciati a dicembre - cioè ad anno accademico in corso e quindi a rette già pagate e a contratti di lavoro stipulati - hanno prodotto una riduzione delle ore di lezione e un calo dei  compensi dei docenti a contratto (su 900 sono il 60%) da 50 euro a 42 euro all’ora in media. «Temiamo per il mantenimento degli standard artistici della scuola» dice lo studente Gennaro Mazzoccolo.  
 Il paradosso è che negli anni le scuole, che rilasciano titoli riconosciuti dal Miur, hanno ricevuto riconoscimenti internazionali, sono un brand noto e continuano ad attrarre iscritti, 3000 provenienti da tutta Italia e da 30 Paesi. «Capisco i problemi di docenti e studenti, abbiamo dovuto lavorare sul bilancio fino all’ultimo giorno utile - ammette Mirti - del resto i trasferimenti da parte del Comune sono passati dal 95% al 63% di copertura e con questo bisogna fare i conti. Anche se sfido a trovare un altro Comune che investa così tanto». Dal 2013 al 2016 il Comune  ha messo nella fondazione 10 milioni all’anno, poi i trasferimenti sono calati a 8 milioni e 470mila. Nuovi soci darebbero un po’ di respiro. Chi? «Ci rivolgiamo a tutti, Camera di Commercio, Assolombarda, Mibact, università. Poi un campus unico permetterebbe anche risparmi strutturali». Anche se c’è chi fa notare che, per esempio, la scuola di cinema si è da non molto trasferita all’ex Manifattura Tabacchi.

PAOLA RIZZI

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