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Ma la mèta da raggiungere non fa invecchiare

Maurizio Guandalini

Enzo Ferrari, verosimilmente parlava di sé. Drake di una scuderia di macchine, motori, piloti e operai. Avvolti nel mito rosso. Quando l’uomo ha mete da raggiungere non può invecchiare. Valentino Rossi, 40 anni, è stato declassato dalla scuderia ammiraglia della Yamaha per lasciare spazio a Quartararo, 20 anni. Lo sport è gagliardo. Feroce. Tagliente. Non ti avvisa. A fronte dell’anagrafe che dice tutto lei. Ti porti bene, l’aspetto fanciullino, la dinoccolata parlata pesarese, simpatica dell’amico di piada. 9 mondiali, 115 gran premi vinti, 234 podi, 402 gare disputate. Chi oserebbe mai sibilare un timido fatti più in là? 

L’ordine d’arrivo è spietato. Il tonico performante che  ricolloca e determina. Perché, comunque, il secondo è il primo dei perdenti. Una condizione che al campione di Tavullia sta sulle palle dal nono mondiale conquistato, nel 2009. Da allora il tentativo ripetuto di agguantare il decimo. Malgrado le apparenze, l’età è una brutta bestia. Intimidisce la testa. La impigrisce. Rischi con cura. Oggettivamente. Chi, quarantenne ha la stessa energia, la follia, l’arditezza, la fantasia, l’estrosità dei vent’anni? Gilles Villeneuve, una leggenda che non voleva vincere. Ogni professione, di più nei motori, schiavi del fattore tempo. Compenso la supervelocità con la superlentezza nella vita, si dichiarò Valentino. Gli amici, le bisbocce, il mare del Conero. Il mito si nutre di racconto. Leggenda. Sacralità. Un fascio di nervi spiccio e caustico. Folle con giudizio. Spregiudicato.

Il circo della moto GP si sentirà spaesato. E ne soffrirà il capitale circolante. Il business che su Valentino ha costruito il regno. Dal numero 46, ‘e Denare, nella smorfia napoletana.  Il dottor Rossi non andrà in pensione. Ama e fa’ ciò che vuoi, disse Sant’Agostino. Perché un “campione” lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia. 

 

MAURIZIO GUANDALINI

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