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I furbi, gli stupidi e i “consapevoli acchiappavoti”

CARLO BARBIERI

Mi arrabbio da anni per le sciocchezze dette dai politici di tutti gli schieramenti, che divido in due categorie: “consapevoli acchiappavoti” e “in buona fede”; queste ultime rivelatrici di una stupidità che non ho ancora deciso se è più pericolosa della furbizia acchiappavoti. Di recente ho cominciato invece a notare una cosa che non avevo mai realizzato: in tutti i partiti ci sono pure persone che dicono cose intelligenti. Fateci caso anche voi lasciando da parte ogni pregiudizio, e vedrete che è vero. 
Pensandoci un po’ sopra, ho scoperto che una delle “Leggi della stupidità umana” del grande Maurizio M. Cipolla può essere applicata anche alle persone intelligenti. Si tratta di quella che dice, in sostanza, che “gli stupidi sono distribuiti in tutta la popolazione terrestre in una percentuale invariabile per qualsiasi taglio statistico”; e cioè che i cretini sono presenti nella stessa percentuale fra uomini e donne, bianchi e neri, gialli e rossi, analfabeti e laureati, professori e bidelli, manager, impiegati e operai. 
Ne consegue che anche fra i politici di qualsiasi partito c’è la stessa percentuale di imbecilli; e avverto chi dovesse dire “Non è vero, nel mio non ce ne sono”  che un’affermazione del genere lo farebbe conteggiare fra gli stupidi della sua categoria. Sostituendo nella Legge in questione “stupidi” con “intelligenti”, si ha che anche questi ultimi sono presenti nella popolazione in una percentuale che non varia con il taglio statistico; e pertanto è normale che ci sia la stessa percentuale di “gente che ragiona” anche fra i politici. 
A questo punto però ci sono due cose che non capisco. Perché le decisioni dei partiti sembrano prese quasi sempre dagli stupidi al loro interno, segno che hanno più potere dei non-stupidi? E come mai gli stupidi lasciano i loro colleghi intelligenti liberi di parlare, col rischio che gli facciano fare brutta figura? 
Scusatemi, ma non ho la risposta. Se ce l’ha qualcuno di voi, per favore me la faccia sapere. 

CARLO BARBIERI

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