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Voto, duello con riflessi sulla politica nazionale

il voto in emilia romagna

​Sono in tutto sette i candidati a presidente della Regione Emilia Romagna. Ma la vera sfida è tra Lega e Pd, ovvero tra il candidato del centrosinistra e governatore uscente, Stefano Bonaccini, e la candidata del centrodestra, la leghista Lucia Borgonzoni. E' su di loro, infatti, che sono puntati i riflettori, per un 'duello' che avrà ripercussioni anche sulla politica nazionale.   Sono oltre tre milioni e mezzo i cittadini emiliano-romagnoli chiamati al voto, di cui circa 800mila concentrati nel bolognese. Gli elettori potranno recarsi ai seggi dalle 7 alle 23 di domani, domenica 26 gennaio. Subito dopo la chiusura delle urne inizierà lo spoglio delle schede. Il sistema elettorale prevede l’elezione diretta del presidente attraverso un turno unico: vince chi ottiene un voto in più degli avversari, ovvero la maggioranza semplice dei voti. Le liste che appoggiano il candidato che risulterà vincitore ottengono un premio di maggioranza, pari ad almeno 27 seggi su 50 totali. E' consentito il voto disgiunto: l'elettore potrà barrare la croce del candidato a governatore e scegliere una lista diversa da quelle che sostengono il candidato prescelto.

STEFANO BONACCINI: governatore uscente, esponente del Pd, si ripresenta per chiedere il secondo mandato con il sostegno di sei liste: Pd, Emilia-Romagna Coraggiosa, Europa Verde, +Europa insieme a Psi e Pri, la lista civica Bonaccini presidente, Volt. Modenese, classe 1967, Bonaccini è stato assessore al Comune di Modena con delega ai Lavori pubblici, nel 2010 viene eletto consigliere regionale. E' stato segretario regionale del Pd fino al 2015 (ricoprendo anche un ruolo nella segreteria nazionale con Matteo Renzi alla guida dei dem). E' stato eletto la prima volta presidente dell'Emilia Romagna nel novembre del 2014. Dal 2015 è presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

LUCIA BORGONZONI: bolognese di nascita, classe 1976, milita in politica da diversi anni. Eletta consigliere comunale a Bologna nel 2011 per la Lega Nord, nel 2016 è la candidata a sindaco sotto le due torri per la coalizione di centrodestra e, a sorpresa, arriva al ballottaggio, dove viene sconfitta dall'attuale primo cittadino, il dem Virginio Merola. Alle ultime elezioni politiche del 4 marzo 2018 è stata eletta senatrice sotto il simbolo della Lega. Nel governo Conte I, sostenuto da M5s e Lega, Borgonzoni viene nominata sottosegretario ai Beni Culturali. La sua candidatura è sostenuta da sei liste: Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, la lista civica Borgonzoni presidente, Giovani per l’ambiente, Popolo della famiglia.

SIMONE BENINI: è il candidato a governatore per il Movimento 5 stelle. La sua campagna elettorale è partita in 'ritardo' rispetto ai suoi avversari, in quanto i pentastellati in un primo momento avevano deciso, dopo aver detto no all'alleanza con il Pd, di non partecipare alla competizione. 49 anni, forlivese, Benini è un piccolo imprenditore nel campo informatico. Consigliere comunale del M5s a Forlì, è stato riconfermato per il secondo mandato. La sua candidatura è sostenuta solo dalla lista del Movimento 5 stelle.
MARTA COLLOT: Nata a Treviso 26 anni fa, si trasferisce a Bologna per studiare all'università. Dopo un passaggio, nel 2013, nel gruppo giovanile 'Noi Restiamo', è ora candidata ed esponente di Potere al popolo.
DOMENICO BATTAGLIA: palermitano di nascita, classe 1973, è laureato in Medicina e chirurgia. È candidato a governatore per la lista Movimento Vaccini Vogliamo Verità, che si batte contro l'obbligo vaccinale.
STEFANO LUGLI: emiliano, nato a San Giovanni in Persiceto nel 1974, vive a Finale Emilia. Dipendente comunale a Concordia nell’ufficio cultura, dice di se stesso di essere da sempre militante nell'area della sinistra, ed è iscritto all'Anpi. E' attualmente segretario regionale di Rifondazione Comunista e consigliere comunale a Finale Emilia. La sua candidatura è sostenuta dalla lista Altra Emilia-Romagna.
LAURA BERGAMINI: nata a Parma, classe 1960, è educatrice in un asilo nido. La sua candidatura è sostenuta dalla lista del Partito comunista.

COME SI VOTA

Le elezioni, il 26 gennaio, si svolgeranno in un'unica giornata e in entrambe le regioni è previsto il turno unico. Le votazioni, tuttavia, si svolgono con criteri diversi in conseguenza dei due differenti sistemi elettorali.

EMILIA ROMAGNA

Diciassette liste per sette candidati in corsa. Si voterà in un solo giorno (dalle 7 alle 23, con spoglio che inizierà subito dopo la chiusura delle urne). Vince chi avrà ottenuto il maggior numero di voti. Il sistema elettorale attribuisce un premio di maggioranza al vincitore, così da consentire la governabilità: almeno 27 consiglieri su 50. Agli elettori sarà consegnata una sola scheda, di colore verde, ed è consentito il voto disgiunto. Si potrà votare per un solo candidato presidente e per una sola lista. Se si vota solo la lista, il voto andrà anche al candidato governatore ad essa collegato. E' consentito anche votare per il nome del candidato presidente prescelto e per una delle liste a lui non collegate. Quaranta consiglieri vengono eletti con un sistema proporzionale su liste circoscrizionali, altri nove vengono eletti con un sistema maggioritario sulla base delle singole circoscrizioni. L’ultimo seggio è quello del candidato presidente vincitore. La soglia di sbarramento è al 3% per le liste non coalizzate e al 5% per le liste coalizzate. Sono oltre 3,4 milioni i cittadini emiliano-romagnoli chiamati al voto, oltre 4.500 sezioni nei 328 comuni della regione.

CALABRIA

Sono poco meno di due milioni gli elettori della Calabria chiamati a rinnovare il consiglio regionale. Anche in Calabria si vota solo un giorno, domenica 26 gennaio, e i seggi rimarranno aperti dalle 7 alle 23, con lo spoglio che avrà inizio subito dopo la chiusura delle urne. Anche in Calabria vince chi ottiene più voti. Il sistema elettorale calabrese, modificato nel 2014 per superare alcuni rilievi di incostituzionalità sollevati dal governo nazionale all'epoca in carica, è un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Il Consiglio regionale è composto da 30 seggi, compreso il seggio assegnato al presidente della Giunta regionale. L'80% dei seggi del Consiglio regionale (24) è ripartito proporzionalmente in 3 circoscrizioni: Cosenza (9), Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia (8), Reggio Calabria (7). Per essere ammessi alla ripartizione dei seggi le coalizioni di liste devono superare l'8%, mentre le singole liste circoscrizionali devono superare il 4% dei voti a livello regionale. I restanti 6 seggi sono assegnati alle liste che appoggiano il presidente eletto qualora queste non raggiungano il 50% dei seggi (ovvero 15 su 30) nel riparto proporzionale. Altrimenti, se la coalizione raggiunge o supera il 50% dei seggi, ottiene un premio dimezzato, di 3 seggi. Qualora la coalizione vincente non raggiunga i 16 seggi (il 55%) perfino dopo l'assegnazione del premio intero, è prevista l'attribuzione di questi seggi aggiuntivi togliendoli da quelli attribuiti alle liste di opposizione. L'elettore dispone di due voti, uno per il candidato presidente e uno per una lista provinciale. Non è consentito il voto disgiunto. Qualora l'elettore esprima il suo voto soltanto per una lista provinciale il voto si intende validamente espresso anche a favore del candidato presidente collegato a quella lista. Il candidato presidente che risulta secondo viene comunque eletto consigliere regionale. L'elettore può esprimere una sola preferenza per un candidato della lista prescelta: a differenza di altre Regioni, in Calabria non è stata introdotta la doppia preferenza di genere.

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