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Zellweger: «Ridò giustizia alla vita di Judy Garland»

Cinema/Judy

CINEMA Era Judy Garland, l'indimenticabile protagonista del “Mago di Oz”, fatta a pezzi da quell'universo che la rese un mito e poi le rubò la vita. Oggi Renée Zellweger le ridà vita in una straordinaria interpretazione che le è già valsa il Golden Globe come Miglior Attrice, il premio come Miglior Attrice ai Critics Choice Awards e la candidatura come Miglior Attrice Protagonista agli Oscar per questo “Judy” by Rupert Goold, dal 30 in sala. Per l'attrice, per molti  Bridget Jones e basta, «non è un film come un altro».

Che significa? 
«Che c'è Bridget Jones, c'è il lavoro, ci sono i film e poi c'è Judy. È diverso da qualsiasi cosa abbia mai fatto prima. Questo non vuol dire che tutte le altre esperienze fossero meno speciali, ma sentivo come se questo film avesse uno scopo diverso».

Quale? 
«Non so dirlo esattamente  ma percepivo una certa ingiustizia in quella coltre di tragedia della sua vita, ho pensato che tutti su quel set eravamo in qualche modo lì per renderle giustizia».

Cosa non sapeva? 
«Uno dei più grandi shock per me è stato il modo in cui la Garland è stata trattata da MGM. Non sapevo che le somministrassero medicine varie quando ancora era in una fase prepuberale, che ogni giorno doveva prendere delle pillole: per ridurre il suo peso, per rallentare il suo sviluppo, per svegliarla,  per andare a dormire: la causa che probabilmente ha portato alla sua dipendenza. Per tutti era la ragazzina felice e invece la sua infanzia era a pezzi».

 

SILVIA DI PAOLA

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