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25 anni di Negrita tra vecchi e nuovi successi

Negrita

ROMA «Quella dellunplugged è una formula attrverso la quale si possono reinventare le proprie canzoni e reinterpretarle in un modo più raffinato. È stata adottata in passato da tanti grandi, dai Nirvana a Eric Clapton. In alcuni casi si riesce a far diventare le canzoni ancora più belle. E i teatri sono luoghi ideali per ospitare concerti acustici». Così Drigo, storico chitarrista dei Negrita, band toscana che l’1 febbraio fa tappa all’Auditorium di via della Conciliazione col tour che celebra 25 anni di attività. Buona parte del live sarà dedicato a Reset, album uscito 20 anni fa.

Cosa ha rappresentato per i Negrita quel disco?
«È un album molto particolare, composto nel 1999, a ridosso dello scoccare del nuovo millennio. Avevamo addosso, come tanti, la sensazione forte di entrare nel 2000, nel futuro. Noi, nati come gruppovintage, la sentivamo forte questa cosa. Reset è il 1° album in cui abbiamo inserito l’elettronica».

Com’è cambiato  l’approccio alla musica?
«Per noi sono sempre stati anni di studio. Tutto è cambiato da quando abbiamo iniziato a viaggiare per comporre. Abbiamo avuto la possibilità di fare diverse volte il giro del mondo, visitare metropoli e luoghi sconosciuti, conoscere altre culture e civiltà. Senza il viaggio in America Latina non avremmo mai fatto Rotolando verso sud. Il confronto, il viaggio ha reso migliori noi, la nostra musica e penso anche chi ci ascolta».

Quanto è mutata la scena musicale?
«La musica si è evoluta incredibilmente attraverso la tecnologia, stiamo vivendo qualcosa di simile all’invenzione della ruota. Tutto è più facile. Per far musica quasi non necessita più avere una formazione da musicista. Ma quello che si ascolta in giro non è molto esaltante».

 

 

STEFANO MILIONI

 

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