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Gli studenti iraniani sfidano i Pasdaran

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IRAN Gli studenti iraniani sfidano i Pasdaran, scendendo in strada per il secondo giorno contro le “bugie” del governo sull’abbattimento dell’aereo ucraino, salutati su Twitter da Donald Trump, che usa la lingua farsi per intimare alla leadership di «non uccidere chi protesta» e facendo sapere, attraverso i canali più consueti, di essere ancora pronto a negoziare con Teheran ma per «un nuovo corso». Migliaia di giovani hanno sfilato per le strade del Paese, e soprattutto a Teheran, dove il punto focale della protesta è stato l’università Beheshit. «Il nemico non è l’America, il nemico è qui», hanno urlato, infrangendo un obbligo, mai sancito formalmente dalle autorità iraniane ma moralmente imperativo nei momenti di maggiore crisi tra l’Iran e l’Occidente: calpestare la bandiera israeliana e quella americana. Altre manifestazioni sono state segnalate all’università di Damghan, nel nord dell’Iran e all’università di Isfahan, nel centro del Paese, con slogan contro il leader supremo iraniano, Ali Khamenei. Nella capitale la tensione con la polizia in assetto antisommossa è stata altissima (oltre a lacrimogeni si è parlato di spari).

Il caso dell'ambasciatore

Si abbassano i toni, invece, sul caso dell’ambasciatore inglese, Rob Macaire, fermato sabato a Teheran e poi rilasciato. Il ministero degli Esteri lo ha convocato, mentre alcuni manifestanti filo-regime hanno bruciato la bandiera britannica di fronte alla sede diplomatica. Londra non vuole alzare i toni, sebbene abbia ribadito che quanto è accaduto «è inaccettabile». «È stato fermato per 15 minuti per essere identificato», ha affermato Teheran, sottolineando che partecipava alle proteste. Lui nega. Intanto quattro razzi sono piovuti su una base a nord di Baghdad con 4 iracheni feriti.

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