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Rkomi: «Questi live saranno una sorpresa»

Musica/Tour 2020

MILANO È uno dei rapper più originali in circolazione, capace di superare le barriere di stili e generi. Anche perciò Rkomi ha attirato l’attenzione di big come Elisa e Jovanotti, coi quali ha collaborato nell’album “Dove gli occhi non arrivano”: «Una cosa sconvolgente. Li ringrazio tuttora», ci spiega. Molto bene sta andando anche il tour, che sabato arriverà al Teatro della Concordia di Venaria Reale, Torino. Seguiranno il Duel di Napoli il 17; l’Orion di Roma il 18 (esaurito) e il 19. Quindi il Fabrique della “sua” Milano il 25 (esaurito) e il 26.

Cosa devono aspettarsi i fan da questo live?
«È un tour auto-prodotto, con band e coriste. Eravamo una famiglia ancor prima di conoscerci grazie alla passione per la musica. L’emotività degli strumenti e la rivisitazione corale dei brani sta dando i suoi frutti. La missione era ed è quella di non far mai pensare al pubblico di sapere cosa aspettarsi, che si parli di musica o di show questo è ciò che voglio dal mio percorso. In un momento in cui tutti corrono nella stessa corsia, stiamo costruendo la nostra superstrada».

Quanto è importante per lei stare su un palco?
«Ora è importante tanto quanto stare in studio, sta diventando interessantissimo l’auto esame a cui ci si presta quando suoniamo. Sentirsi, riconoscersi o, talvolta, non riconoscersi su un palco è di grande ispirazione. È diventato come fare un viaggio in un continente totalmente nuovo, leggere un libro sul quale riponi tutta la tua fiducia. Ecco, sta diventando anche questo, a tal punto da farmi provare malinconia quando concludo un tour intero».

Col suo album “Dove gli occhi non arrivano” ha svoltato: ora dove vuole arrivare?
«Svoltato è un parolone. Diciamo che è stato un grande abbraccio verso mondi con i quali non mi ero mai confrontato, mondi che hanno contraccambiato a loro volta.  È stata una prova importante per me e il mio pubblico. Virare in una direzione meno comoda, artisticamente, è stata la cosa più intelligente che potessi fare, per tante motivazioni. Ma c’è tanto da fare. È come farsi la barba, ogni mattina è la stessa storia».

Il disco è uscito lo scorso marzo: sta scrivendo nuovo materiale, c’è qualche uscita in ballo?
«Ho smesso di scrivere controvoglia per un paio di mesi verso aprile, nonostante gli impegni solitamente scrivo anche in tour, in treno, durante i firma copie. Questa volta però ho trovato interessante privarsi di una cosa che per me è diventata vitale. Dopodiché siamo partiti con il tour estivo, rientrati abbiamo organizzato due settimane di sessioni a Los Angeles, dove ho scritto “Blu Part II” di Elisa, “Vento sulla luna” di Annalisa e tante altre collaborazioni. Oltre che numerosi provini di brani che faranno parte del mio prossimo progetto. Anche il 2020 sarà attivissimo».

A breve farà due date a Milano e la prima è già sold out: che rapporto ha con la sua città?
«Beh è la mia città, ci conosciamo così bene. È impossibile nascondersi da qualcosa che sa esattamente con quali ragionamenti e/o reazioni vivi la tua vita e le cose che ti succedono. Poeticamente trovo che sia questa la forza che mi dà. Detto questo non è indispensabile la sua presenza, lo sono più i rapporti umani che hanno contribuito alla mia crescita».

Quali sono i suoi “buoni propositi” per il 2020?
«Un saggio disse: “Un buon viaggiatore non ha piani precisi e il suo scopo non è arrivare”. Una filosofia più che un buon proposito. Quest’anno lo voglio vivere con più filosofia, ecco.

DIEGO PERUGINI

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