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«Vittima o carnefice? Ecco La Prova»

Milano/Teatro

MILANO Fede, Tina, Edo e Lucy. Un direttore di un’agenzia di comunicazione, una creativa, l’amministratore ed ex di Tina, e l’attuale fidanzata di Fede. Due donne e due uomini si incontrano e si scontrano ne “La Prova” da oggi al 26 gennaio ai Filodrammatici con Tommaso Amadio, Marta Belloni (sostituita dal 21 da Eleonora Giovanardi), Emanuele Arrigazzi e Orsetta Borghero. Testo e regia di Bruno Fornasari. Al centro, la discriminazione uomo-donna nel post #metoo.

Tema scottante, Fornasari...
«È una provocazione su come riflettere dopo la bomba #metoo. Come se di notte, al buio, qualcuno si mettesse a gridare: “Aiuto aiuto!”. Si accende la luce ma non si vede niente finché gli occhi non si abituano. Oggi il vero conflitto è tra vittime e carnefici, non tra maschi e femmine».

Anche a livello semantico “vittime” è femminile, “carnefice” maschile.
«Il portato semantico italiano rinforza il concetto che il carnefice è sempre maschio. “La Prova” mette in discussione questo assunto. Per far entrare nella camera dell’orco una ragazzina di 17 anni serve una donna di cui fidarsi, di un uomo non si fiderebbe. In tutte le denunce Caronte non è mai un uomo».

Mi sta dicendo che è tutta colpa delle donne?
«Certo che no! Il carnefice è chi abusa di una situazione, sia maschio che femmina. Bisognerebbe annullare queste categorie, pensare a uomini e donne come persone che possono, entrambe, essere vittime o carnefici. Nel caso Epstein, per esempio, chi procurava le minorenni al marito era la moglie».

Nel suo spettacolo una carezza diventa molestia. Come stabilire il limite?
«Quella carezza è una provocazione. Tecnicamente se viene fatta sulla pelle nuda e non è autorizzata è molestia. Se io non voglio, tu non devi. E questo deve valere per tutti».

Come mai ha deciso di scrivere questo testo?
«Lo spunto parte da Oslo, in Norvegia. Dopo un “ConTesto” stavamo festeggiando con alcuni attori norvegesi. Ad un certo punto, una ragazza si alza, va al bar, prende una bottiglia, torna al tavolo e la stappa. E un’altra insorge dicendo che quel gesto avremmo dovuto farlo noi uomini. Io e Tommaso Amadio siamo scoppiati a ridere, ma su tutti gli altri è calato il gelo. Noi ridevamo perché, poco prima, quel gesto di stappare la bottiglia lo avevamo fatto ed era parso normale a tutti, nessuno si era alzato per sottolinearlo. Si tratta di luoghi comuni che creano solo equivoci e problemi nel rapporto tra uomini e donna».

Si spieghi  meglio....
«Se sento tossire molto forte una persona e so che fuma, decido automaticamente che ha un cancro al polmone senza fare la tac perché è così la maggior parte delle volte. Ma non dovrebbe. Serve una maggiore attenzione in questo settore proprio per evitare equivoci e salvaguardare le vittime, donne e non».

PATRIZIA PERTUSO

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